La rete si infuria: che vergogna rubare i sogni ad un bambino!

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Cars.jpgPiccolo off topic rispetto al nostro attuale argomento di conversazione, ma se mi seguite capirete che non lo è nemmeno troppo. Ieri sera, Piero Babudro, addetto stampa del Cip-Lombardia, mi segnala un caso di discriminazione orrenda, al limite del reato.
Non è una notizia sulle paralimpiadi, ma riguarda un piccolo bimbo autistico a cui una serie di personaggi senz'anima hanno rubato un sogno.

Barbara, che si definisce "mamma orgogliosa, webmaster e felide bastarda", dopo un comprensibile momento di sconforto si è fatta coraggio è ha messo sul suo blog blackcat, la lettera che invierà alla "cortese attenzione della direzione del Centro commerciale Carrefour di Assago (MI)" contestando ai "lor signori" che in netto contrasto con i principi dichiarati come loro missione e con il loro altrettanto dichiarato  impegno nel sociale, alcuni dipendenti del centro commerciale si sono macchiati di "un grave atto di discriminazione ai limiti della punibilità di legge".

Nel punto vendita di Assago era infatti previsto un evento che "il suo biondino di 4 anni" aspettava con ansia: il tour delle auto a grandezza reale del film Cars. Così, vestito di tutto punto con la sua maglietta di Cars, comprata DA LORO ed emozionatissimo, l'ha portato là.

"Vista la posizione di Saetta, ci siamo avvicinati per fare una foto che poi sarebbe stata inserita in un poster stampato direttamente sul posto da un addetto al computer - racconta Barbara nel suo blog - Attendo il turno di mio figlio, con estrema pazienza, e senza disturbare nessuno. Arriva il turno del mio piccolo, e non appena varca la transenna, resta il tempo di ben DUE SECONDI girato verso il suo idolo a grandezza naturale, invece di fissare l'obiettivo del fotografo. Mi abbasso, senza dar fastidio alcuno, scivolo sotto la corda e da davanti, chiedo a mio figlio di girarsi. Il fotografo comincia ad urlare "Muoviti! Non siamo mica tutti qui ad aspettare te" Mio figlio si gira, ma non abbastanza secondo il "professionista". Gli chiedo "Per favore, anche se non è proprio dritto, gli faccia lo stesso la foto…" "Ma io non ho mica tempo da perdere sa? Lo porti via! Vattene! Avanti un altro, vattene!" Un bambino a lato urla "Oh, mi sa che quello è scemo" e il vostro Omino del Computer, ridendo "Eh, si! Vattene biondino, non puoi star qui a vita!" Mio figlio, che non è SCEMO, non parla ma capisce tutto, sentendosi urlare dal fotografo, da quello che digitalizzava le immagini e dalla claque che questi due individui hanno sollevato ed aizzato, si mette a piangere, deriso ancora dal fotografo che lo fa scendere dal piedistallo di fortuna che avete improvvisato davanti alla macchina, facendolo pure inciampare".

Blackcat è un blog molto frequentato e non si sono fatti attendere troppo i messaggi di solidarietà nei confronti della mamma e del suo bimbo. Ma agli internauti di passaggio non è bastato e hanno avviato un tam tam attraverso la rete rilanciando la notizia nei loro blog e siti o segnalandola nei vari social network.

Come blogger di Arte e salute voglio aderire a questo movimento di indignazione generale: contrariamente a quello che si pensa e si dice, la rete ha un cuore grande e i messaggi lasciati a Barbara e al suo bambino sono molto appassionati. La maggior parte dei commenti esprime rabbia verso i dipendenti e l'incitamento a non fargliela passare liscia tacendo la cosa.So per esperienza personale che l'arrivo o la presenza di un disabile in un luogo pubblico suscitano sempre risolini, frasi sussurrate nelle orecchie, sgomitate per richiamare l'attenzione del vicino di turno evidentemente "distratto", bambini che fanno uscite tali per cui "ma questo è scemo" sembra già un complimento. Non riesco nemmeno più ad indignarmi e mi guardo bene dal fare una pubblica scenata che attirerebbe ancora di più l'attenzione, facendo rimanere se possibile più male la persona vittima di denigrazione. Non ci sono altre parole per definire questi atteggiamenti deplorevoli, ma contro frequentatori dei luoghi pubblici si può fare poco se non richiamare civilmente a un maggior rispetto verso gli altri. Diverso il discorso per gli impiegati che entro il loro luogo di lavoro si macchiano di simili reati. Qui, sempre senza fare scenate, ci si arma di carta e penna e si denuncia la cosa alle autorità competenti.

Al di là di questo, la cosa che più mi ferisce è sapere che un "piccolo biondino di 4 anni" in seguito all'episodio ha chiesto e ottenuto di togliere il cuscino di Cars dalla sua stanzetta.
Che tristezza! Cars è una bellissima favola per grandi e piccini e come tale ha pure una morale che, ironia della sorte, va direttamente a cozzare con la fretta e l'egoismo mostrato dagli addetti al pubblico servizio del Carrefour
: le auto protagoniste assolute di questo successo mondiale targato Disney-Pixar, parlano, pensano e hanno vizi e virtù degni di un uomo, un incubo che si avvera, ma "Cars" spiega come nella vita non importa quale sia la meta o il tempo che ci si mette per arrivarci, quanto quel che si apprende lungo la via.

Una delle frasi più celebri pronunciata dal dottor Hudson verso il protagonista Saetta McQueen è "Quando mai ti sei preoccupato di qualcuno che non fossi tu?"

Ecco appunto! Questa domanda dovremmo rivolgerla ai "gentili" dipendenti, ma una cosa è certa: o non hanno visto Cars o la loro limitata intelligenza gli ha impedito di comprenderne la morale sottostante.

Ora quindi, più che manifestare la mia indignazione per il gesto o la tristezza per la delusione del piccolo, vorrei poter fare qualcosa per restituirgli la voglia di sognare con Saetta, Guido e tutti gli altri.

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