Cerca
Blogosfere
Set 0810

4 mila motivi per dire no ai “Giochi di Pistorius”

Pubblicato da Emanuela Zerbinatti alle 11:23 in Medicina e comunicazione, Salutando Pechino


DuToit.jpgOscarPistorius_blocchi.jpg

I media non si occupano abbastanza di Paralimpiadi e quando se ne occupano lo fanno male o non ne colgono il senso.

Continuiamo con questo post l'osservatorio su come i vari mezzi di comunicazione stanno cercando di parlare (o non parlare!) dei XIII Giochi Paralimpici alla quale, ricordo, partecipano più di 4 mila atleti, 84 dei quali vestono con onore direi la maglia azzurra dell'Italia.
La precisazione è d'obbligo perché a leggere molti nostri quotidiani sembrerebbe partecipare solo Oscar Pistorius. E va bene che attendiamo di vederlo in pista a Pechino da parecchi mesi, ma di tutti gli altri? Come si fa a incoronare un Re o una Regina dei Giochi se la Paralimpiade non è quasi iniziata?

I giornalisti devono  avere
invece la sfera di cristallo, perché quando parlano (poco) della Paralimpiade di Pechino fanno grandi sproloqui su e intorno a Pistorius.
Con tutta la simpatia e l'ammirazione che provo per questo ragazzo incredibile, non posso evitare di far notare che di atleti altrettanto straordinari ce ne sono molti altri, a occhio oltre 4 mila, il numero di partecipanti a questa edizione.

Sono troppo dura? Non ci credete? Ecco un paio di esempi.

Viganò_Un sorriso d'oro.jpg"I Giochi di Pistorius", "Pistorius è pronto a fare il Bolt", "Paralimpiadi, trionfo di Pistorius" e solo nella riga sotto "Paolo Viganò primo oro azzurro"... sono solo alcuni dei tanti titoloni che ho visto in questi giorni e il secondo è stato quello che la Gazzetta dello sport ha dato all'articolo centrale della pagina dedicata domenica alle Paralimpiadi. Considerando che era il giorno dopo la Cerimonia di Apertura, lasciare spazio a commenti sul bellissimo spettacolo sarebbe stato il minimo per fare un buon servizio. Ma il quotidiano sportivo ha scelto Pistorius, decretando che il Re dei Giochi Paralimpici 2008 fosse lui.

Il primo titolo è stato dato invece dal QN alla pagina di cui vi avevo parlato bene in questo post. In effetti in questo caso è solo quel titolo ad essere fuori posto. Nell'intervista a Luca Pancalli, è lo stesso giornalista Luca Frati, a ricordare al Presidente del CIP, impegnato a incensare l'atleta Sudafricano, che non c'è solo Pistorius. Pancalli ricorda allora Du Toit e la nostra Cecilia Camellini. Evviva Dio!

Avevo intenzione di pubblicarvi questa mia considerazione già ieri mattina, ma volevo aspettare che Pistorius scendesse in pista per la sua prima gara e vedere che effetto aveva sui media. A posteriori dico che ho fatto bene.
Ieri infatti sono arrivate fino a noi da internet, radio e tv (i giornali li leggerò più tardi a magari domani commentiamo)  ben tre notizie da Pechino che nell'ordine temporale in cui sono accadute sono: il primo caso di doping, la prima medaglia d'oro italiana di Paolo Viganò nel ciclismo e l'oro di Oscar Pistorius nei 100 metri.
Andando a guardare invece il tempo dedicato a ciascuna e l'ordine di precedenza, viene fuori che per importanza Pistorius precede Viganò che precede a sua volta il caso di doping.
I tg del pomeriggio hanno parlato di Pistorius per primo e gli hanno dedicato molto più spazio e le parole usate sembravano "più amichevoli". La storia di Pistorius in effetti è nota a tutti ed è un po' come un conoscente anche per i giornalisti che magari ci hanno pure parlato di persona. Paolo Viganò invece è meno noto a chi non frequenta l'ambiente paralimpico. Però un oro è un oro e quello di Viganò è un oro italiano.
L'unica eccezione per quel che ho potuto vedere è stato il Tg5 che ha messo per prima la notizia di Viganò presentandola anche che maggior entusiasmo. Ringraziamo Mediaset.

Ripeto e lo sosterrò fino allo sfinimento che non c'è l'ho con Pistorius. È un ragazzo dolcissimo e mi sembra sincero quando dice che "non vuole favoritismi o tutta questa attenzione su di sé a scapito degli altri che magari sono pure più bravi di lui.Invece si continua ad avere occhi solo per lui. E tutti gli altri atleti?
Insomma non bastano sport di seria A e sport di serie B alle olimpiadi o più attenzione alle olimpiadi rispetto alle paralimpiadi: all'interno delle paralimpiadi ci sono anche atleti di serie A e di serie B a prescindere dai risultati ottenuti sul campo.

Faccio poi notare una cosa: Pistorius partecipa a gare in tre discipline diverse (100 metri che ha vinto ieri, 200m e 400m), ma c'è una signorina, che noi ben conosciamo, candidata a vincerne di più. Natalie Du Toit partecipa infatti in 5 discipline diverse del nuoto e quindi in teoria se entrambi vincessero tutte le rispettive competizioni Du Toit batterebbe Pistorius 5 a 3.
Questa sfida al Re dei Giochi tra i due ricorda molto ciò che è accaduto alle olimpiadi in cui alla fine (ma solo alla fine) i due atleti simbolo sono risultati Bolt e Phelps. Probilmente il 17 incoroneremo anche noi due simboli ex equo, il Bolt e il Phelps della situazione, rispettivamente Pistorius e Du Toit, ma non mi risulta che i media italiani abbiano parlato meno dell'oro della idem o di quello di Cammarelle per osannare i due super atleti stranieri pur riconoscendogliene il ruolo.

Pianto liberatorio di Viganò.jpgLa cosa più divertente in questa analisi è che, a guardare bene in Sudafrica, paese dei due atleti, le cose sono invertite: la decisione di mandare Pistorius alle olimpiadi alla fine dipendeva solo dal comitato olimpico sudafricano che però non l'ha scelto per la staffetta. E ha messo la Du Toit a fare da porta bandiera sia alle olimpiadi che alle paralimpiadi. Credo sia l'unica nella storia!
Ad essere maliziosi  si potrebbe dire che il SudAfrica sta mandando in messaggio chiaro e forte ai due e al mondo intero. Ma d'altra parte c'è sotto un gioco di politico. Il Sudafrica vuole i mondiali di calcio e per averli deve avere l'approvazioni delle istituzioni sportive internazionali che però non amano Pistorius e hanno fatto di tutto per non ammetterlo ai giochi per normodotati. La decisione del Tas ha riammesso Pistorius ma gli inimicato ancora di più queste Istituzioni così il Sudafrica non può far vedere di considerare un simbolo Pistorius.
Fine dei Giochi per Pistorius. Comunque vada in pista. Cambieranno le cose in tempo per Londra?


Ad ogni modo, quel che a me importa è che i nostri atleti non vengano adombrati solo perché hanno la "sfortuna" di vincere una medaglia lo stesso giorno di Oscar Pistorius.

Già che ci siamo vi segnalo una notizia molto interessante data da Fondazione italiani.it che riporta i risultati dell'indagine svolta dalla società Equipe MediaCom, secondo cui sono state riservate solo poche copertine (8,9%) per gli atleti protagonisti a Pechino. Sono stati infatti solo 9 i personaggi olimpici che hanno avuto l'onore di essere messi in copertina di cui 6 italiani e 3 stranieri. Molti dei 15 settimanali presi in esame hanno pubblicato servizi fotografici, interviste con gli atleti italiani che hanno conquistato una medaglia olimpica, ma la scarsa propensione a mettere "i medagliati in copertina" appare evidente.

Non ditelo alla Vezzali !

Le immagini di Paolo Viganò sono state scattate dal nostro mitico inviato Roberto Bof, che proprio ieri, grazie alle emozioni al velodromo si è potuto riprendere da una giornata davvero pesante.

Trackback

Indirizzo di Trackback per questo post:
http://blog.blogosfere.it/mte/mt-tb.php?tb_id=132541

Commenti

1. massimo, Mercoledì 10 Settembre 2008 ore 13:02

A completare i casi, vale la prima pagina della Gazzetta di oggi che parla solo di Pistorius mentre all'interno Paolo Viganò ha un terzo dello spazio dedicato al sudafricano. Vergognoso.

2. Emanuela Zerbinatti, Mercoledì 10 Settembre 2008 ore 14:01

Caspita! Non l'avevo ancora vista! Ma è davvero uno schifo, con quel quadretto dedicato a Pistorius è la prima volta che mette in prima pagina un rimando alle Paralimpiadi. Ne sono certa perché ho controllato. Non speravo tutti i giorni ma per le due cerimonie e per ognmi medaglia italiana mi sembrava il minimo , una sola spalletta chiedevo. Messe per queste poi potevano anche mettere Pistorius mi avrebbe fatto solo piacere ma prima dovevano andare le altre che ho detto.

Per fortuna ho già scritto il post altrimenti sarei stata molto più cattiva!!! Vergogna!!! E per fortuna che Cannavò scrive per la Gazzetta: tutta la sua attenzione ai disabili evidentemente non riesce ad andare oltre la porta del suo ufficio. Mi chiedo come mai non si ribella a questo atteggiamento del giornale per cui lavora.

3. Duccio (Rugby 1823), Mercoledì 10 Settembre 2008 ore 18:31

Emanuela, non arrabbiarti. La Gazzetta è da tempo un EX giornale sportivo. Oggi è tutto gossip, veline e "itagliano". Pretendere che parlino di sport vero e non di personaggi da copertina è veramente chiedere troppo.

Comunque confermo. Anche nel rugby in carrozzella ci sono alcune storie che varrebbero la prima pagina... ma passeranno nel silenzio totale. Tranne il nostro! ;) 

4. Emanuela Zerbinatti, Mercoledì 10 Settembre 2008 ore 19:23

Grazie Duccio, magari ce ne racconterai qualcuna di storia?

5. Duccio (Rugby 1823), Mercoledì 10 Settembre 2008 ore 21:06

Certo Emanuela... venerdì, per innaugurare il torneo di rugby in carrozzella, parlerò di una delle uniche tre donne iscritte al torneo!

6. Andrea aka Pollicino, Giovedì 11 Settembre 2008 ore 13:45

Condivido, condivido per fortuna ci sono blog come questo, ciao

7. moreno, Giovedì 11 Settembre 2008 ore 20:07

Lo spettacolarismo è diventata una piaga che fagocita le menti di chi vuole descrivere un gesto sportivo. Lo ritengo figlio di una mancata conoscenza di base.....ma i giornalisti non dovrebbero almeno prendere in considerazione il compito di informare? Alla faccia della libertà di stampa, sempre più asserviti ed omologati....per fortuna lo sport disabili è tutto tranne che omologazione. Teniamolo così allora, senza per forza cercare di scimmiottare la normalità dello sport spettacolo dei normali.

 

Sono interessatissimo al rugby in carrozzina e so che c'è chi vorrebbe scrivere una tesi sull'argomento. Spero di poter dare notizie presto

ciao

8. Emanuela Zerbinatti, Giovedì 11 Settembre 2008 ore 21:57

Caro Duccio conto le ore che mi separano dalla tua storia, stai facendo un grande lavoro e te ne sono grata.

Grazie anche ad Andrea Aka Pollicino, sto cercando di fare quello che poasso ma le tematiche anche urgenti da affrontare sono davvero molte, anche ad avere un blog solo per quello non basterebbe. Moreno mi sa che Duccio ti farebbe volentieri da correlatore. Vero Duccio!!

9. Duccio (Rugby 1823), Giovedì 11 Settembre 2008 ore 22:09

moreno, ogni sforzo per far conoscere e conoscere il rugby in carrozzella è importante. Se vuoi possiamo rimanere in contatto, visto che il wheelchair rugby, su Rugby 1823, non finirà nel dimenticatoio dopo le Paralimpiadi. Quindi, se vuoi, il mio blog è a disposizione, come questo di Emanuela. Se poi vuoi, puoi anche scrivermi a: ducciofumero@blogosfere.it.

10. Luigi Zappa, Venerdì 12 Settembre 2008 ore 09:35

Esimi,chi verga è un  essere vivente che all'ombra di ciò che ebIbe già modo di dir il grandemente lungimirante Voltaire "Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo"
 non che, volontario Emergency, congenitamente disabile. La tanto chiacchierata ammisione alle Olimpiadi di Oscar Pistorius(dopo una non breve diatrba legaale,e che non sarà a Pechino,per non aver superato la tempistica cronometrica richiesta), atleta sudafricàno diversamente abile con amputazione bilaterale che si avvale di protesi al carbonio Prima,il piazzamdnnto al 16esimo posto nella 10 Km di nuoto di fondo,nuotatrice amputata ad una gamba,Natalie Du Toit(anch'essa del Sudafrica,nazzione di cui è stata la portabandiera) ,ed il flebile e caritatevole intereesse dei midia per le  Paralipiadi,mi ha instillato una profonda considerazione.Per questo innanzitutto vorrei che mi si chiarisse  un  dubbio. Ho la sensazione, vissuta , che la "categoria" (e chiedo venia per tale classificazione) delle persone con disabilità sia alla continua ricerca di una propria identità, che sembra avere smarrito o voler trasformare.Infatti, le vite, le azioni e le vicende di persone con disabilità narrate e rappresentate dalle TV generaliste e dai media si incentrano quasi sempre, malauguratamente(se vittime d'episodi di cronaca nera), o  su chi rappresenta una "specificità nella disabilità", come a dimostrare la propria "eccezionalità" nella disabilità stessa.La continua e sola rappresentazione di limiti estremi ad opera di sportivi disabili, di specificità di artisti disabili e altro ancora -  sempre all'insegna dell'altisonante - da una parte, certo, mi confortano e mi suscitano grande e profonda ammirazione per tutte le capacità che      queste persone riescono a mettere in gioco.E tuttavia vorrei far notare, nella grande rappresentazione di questa nostra realtà sociale,che la persona con disabilità non deve mostrare le proprie incapacità per avvalorare ed esaltare le capacità eventualmente raggiunte. Senza voler sottacere o nascondere alcunché, mi  sembra infatti che sia dignitoso mostrare la persona con disabilità in  tutto il suo essere umano, prescindendo dall'estremizzazione del suo carattere e dei suoi limiti.Che l'"handicap", ossia "l'ineguaglianza delle prestazioni" derivante da menomazioni o patologie a carico di una persona, sia in realtà  commisurato fortunatamente non più e non solo alla valenza di questa menomazione o disturbo, bensì al fatto che la persona viva, operi e lavori in un ambiente sfavorevole o favorevole, è cosa ormai assodata per la quale si può concludere che la disabilità è una determinata condizione in un ambiente sfavorevole.Oltre a ciò è generalmente acclarato anche che la non ricchezza e     l'handicap creano una sorta di circolo vizioso, tanto che se la povertà è causa di patologie,vale anche il suo opposto. Per le persone che vivono con un handicap, la semipovertà causa insomma una forma secondaria di handicap, legata alle condizioni di vita precaria, agli      impedimenti sociali (non solo architettonici), all'accesso  alla salute.Gli individui con disabilità - come esseri umani e perché esseri umani -hanno diritti primari che non è lo Stato a dover attribuire; diritti naturali che proprio perché tali, sottendono prerogative umane      insopprimibili che lo Stato deve solo riconoscere.Sono quei diritti che nascono con l'uomo e con lui muoiono,costituendo la garanzia vitale dei beni insostituibili e inalienabili della vita, dell'integrità fisica e psichica,dell'uguaglianza e della libertà, della vita stessa.Ebbene, in tale contesto la società mostra un'attenzione molto parziale nei confronti di tutti noi persone con "normale disabilità" e soprattutto impotenti o incapaci, forse, a valorizzare,o direi più precisamente, a mostrare, le nostre non-normalità.Noi disabili,non di rado circondati da leggi che sembrano di specificità e correttezza impareggiabile, ma che al momento della loro applicazione,      divengono strumenti quasi devastanti della nostra dignità di vita.Noi diversamente abili, che se non avessimo l'affetto, la vicinanza,l'amore dei nostri familiari e di quelli che con abnegazione si     impegnano con noi(e che io ho il privilegio di saperli amici veri!) ,certo non sarebbe lo Stato a permetterci di condurre una vita che potesse soltanto definirsi tale.E tornando a quanto si diceva all'inizio, è categoricamente pleonastico affermar chein realtà tutti hanno in sé delle potenzialità che possono evolversi o essere sviluppate a prescindere dalle proprie condizioni psicofisiche.Anche il mondo della "normalità" è pieno di individui con una spiccata ed emergente sensibilità nell'arte, nella cultura, nello sport e quant'altro.Questo però non significa che la "normalità" sia costituita datali eccezionalità,altrimenti vorrebbe dire banalizzare la normalità stessa.Ora, credo che nel mondo della disabilità debba essere applicato lo stesso concetto in maniera più profonda e responsabile.Siamo individui      che alle quotidiane difficoltà della vita devono aggiunger quella  di un corpo  non al top,e di barriere create (non sempre volontariamente)dalla società. È proprio questa, paradossalmente, la "normalità della      disabilità".Mi piacerebbe molto non vedere più la "diversità nella diversità".Vorrei vedere, sentire, vivere il "disabile normale", non discriminato.La persona che non sempre può frequentare la scuola, che difficilmente  lavorare, che a volte non può uscire per le eterogenee barriere: questo è il "normale disabile".E tutto l'amore, e l'attaccamento per la nostra vita deve quotidianamente fare i conti con gli sguardi curiosi degli altri,il dover certificare(nel senso letterale del vocabolo!) per poter veder riconosciuti e tutelati i propri diritti.Sperticatamente grazie per il tempo dedicatomi,cordiali saluti

luigi  zappa di Albairate MI

Scrivi un commento

:

:

:

(facoltativo):

Attendere la pubblicazione del commento
Profilo
Foto & Video
Post più letti
Ultimi commenti
Archivi

Mappa del blog

Tag
Newsletter
Logo Blogosfere
Cronaca e Attualità
Cultura
Economia e Finanza
High Tech
Politica e Società
Scienza e Salute
Spettacoli
Sport e Motori
Style e Fashion
Tempo libero

Speciali
In cerca d'autore
  • Vuoi curare uno dei nostri blog in cerca d'autore? Per conoscere i blog liberi scrivici a bloggers@blogosfere.it
Business Blog
Ultime di Scienza - Salute
Ultime da Blogosfere
Link utili
Partner
Partner tecnici
  • Logo SixApart
  • Logo MySyndicaat