A “tarocco” olimpico non si guarda in bocca. Nemmeno se è cinese

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Yang Peiyi_Lin Miaoke.jpgLa festa ai cinesi adesso la fanno gli altri.
Loro "volevano che fosse tutto perfetto non sapendo, forse, che la perfezione non è di questo mondo" come avevo già detto prima che la macchina olimpica cinese si mettesse in moto, ben sapendo a quale delusione ci si condanna quando si vuole raggiungere un obiettivo impossibile come questo.

La perfezione non è di questo mondo e nemmeno di quello cinese. A partire dalla cerimonia di apertura di piccole imperfezioni ce ne sono state e ce ne saranno ancora, come è umano che sia. È vero che solo puntando in alto ci si può alzare da terra, ma pubblicizzare troppo questa volontà ben sapendo che sarebbero stati comunque tutti lì a far le pulci al proprio lavoro, non mi sembrava una scelta sensata.

E infatti la caccia grossa dei soliti detrattori, quelli che vivono non per costruire qualcosa di proprio ma per distruggere ciò che costruiscono gli altri, è partita subito dalla grande cerimonia di apertura: l'evento olimpico che più di tutti doveva stupire, è stato quello che ha eccitato particolarmente i loro animi. Contenti loro. Del resto sono innocui, basta saperli riconoscere, altrimenti si finisce col credergli cadendo nel tranello della trave e la pagliuzza. In pratica le piccole imperfezioni cinesi rischiano di apparirci come grosse macchie nere su fogli bianchi e non sarebbe corretto visto che la stragrande maggioranza di chi di  cerimonie d'apertura ne ha vissute parecchie, dal vivo o in diretta Tv, ha definito quella di Pechino 2008 come la più bella in assoluto.

Ma cosa hanno già scovato i detrattori di queste olimpiadi?
Crash di sistema. Di tutto un po', a partire dalla tecnologia, vera protagonista di queste olimpiadi. Primo "errore" i fuochi artificiali "virtuali" pre-registrati e consegnati alle Tv per essere mandati in onda in caso di intoppi, ma sarebbe più corretto dire "falso d'autore" a scopo preventivo, che per fortuna non è servito. Secondo errore, e qui sì che si scivola in uno degli incubi peggiori degli utilizzatori di computer, il Blue Screen of Death comparso come proiezione su un soffitto del National Stadium a far da sfondo alle immagini dell'ultimo tedoforo in volo verso il braciere olimpico. Vabbé ma in fondo è capitato anche a Bill Gates presentando uno dei suoi sistemi operativi e lui rispose che "Beh, può capitare". Sì, "può capitare" ma è meglio se non capita quando il mondo intero è lì a guardarti.

Due bimbe per una canzone. Poi si passa alla discutibile soluzione cinese per l'eterno dilemma del mondo dello spettacolo: meglio la bellezza o il talento? Per i cinesi a quanto pare sono a pari livello e infatti la bella bimba vestita di rosso che con voce straordinaria ha cantato l'Ode alla Patria, si è rivelata un bluff. La vera cantante era Yang Peiyi, 7 anni, con un talento canoro indiscutibile ma dentini giudicati troppo "storti e radi" per essere mostrati a tutto il mondo, molto meglio il bel sorriso ammiccante di Lin Miaoke, due anni più grande e una carriera già ben avviata in pubblicità. Perché accontentarsi quando si può avere tutto? Le bugie però hanno le gambe corte e la frode è stata presto svelata. In questo caso mi arrabbio anche io, avrei preferito si desse spazio al talento, e poi Yang Peiyi non è mica così brutta: ha la bellezza spontanea di una bambina della sua età che è molto meglio delle moine costruite ad arte di Lin Miaoke e di tutti i bimbi usati a scopi pubblicitari.

Il ballo copiato. Tra bugie e tarocchi, la cerimonia di apertura dei giochi non si è fatta mancare nemmeno l'accusa di plagio. A lanciarla è stato un nostro connazionale, Enzo Carnebianca, scultore, scenografo e pittore, con quarant'anni di carriera alle spalle e un curriculum pieno di mostre e rappresentazioni teatrali. Secondo lui il collega cinese Shen Wei avrebbe copiato le figurazioni dei ballerini da una sua coreografia messa in scena nel 1994. Tra i due artisti il contenzioso in realtà è aperto da un po'. Il plagio infatti era stato già denunciato in occasione della Biennale 2004 per "Folding", l'opera (del 2000) che ha dato notorietà a Shen Wei. Rivedendosi copiato alla cerimonia dell'8 agosto, Carnebianca ha pensato di rilanciare l'accusa.

Natura ribelle. Cerimonia a parte restano comunque molti i punti a cui ci si attacca per dire che i cinesi hanno fallito la missione confermando la loro fama di "taroccatori", l'aggettivo che va per la maggiore in questi giorni.
A Ferragosto, ad esempio, nella rubrica dal titolo emblematico "Un colpo ai cerchi", TuttoSport parla di "taroccatori sconfitti", perché "nel Paese delle medicine e dei ricambi d'aereo contraffatti (e non solo delle borsette) hanno dovuto arrendersi: possono distruggere l'ambiente ma non taroccare il tempo".

In fondo lo avevo detto anche io a proposito dei fiori "addestrati" in laboratorio a sbocciare all'unisono durante le olimpiadi, che alla natura non si comanda. E infatti, come sottolinea anche il quotidiano sportivo, "la natura, che non si può né arrestare né censurare, si è vendicata della spocchia degli organizzatori cinesi" e se loro "dicevano che sarebbero state le olimpiadi migliori di sempre e che erano attrezzati anche per controllare il meteo … alla faccia dei missili antipioggia e delle fantasiose tecnologie millantate alla vigilia, sono state già sospese le gare di canottaggio e di canoa slalom per paura dei fulmini e non si è gareggiato nella vela per assenza di vento".

Il quotidiano sportivo dimentica però anche il tifone che ha colpito Hong Kong facendo saltare le gare di equitazione e costringendo un cavallo francese al ritiro a causa di un infortunio procuratosi nell'agitazione per i forti tuoni.

Rose al profumo di vaniglia
. Sempre in tema di natura, fiori e "tarocchi alla cinese", Laura Alari, l'inviata a Pechino per il quotidiano Il Giorno, ha raccontato tra le altre cose, che in questa sua avventura olimpica le è stato regalato "un bel mazzo di fiori, taroccati pure quelli, perché i cinesi quando ci si mettono d'impegno non li batte nessuno". Il riferimento è proprio ai famosi ibridi capaci di sbocciare a comando "per avere a disposizione centinaia di mazzi da consegnare agli atleti durante le premiazioni, per omaggiare gli ospiti e agghindare i saloni per i ricevimenti ufficiali".

La riprova del taroccamento? Secondo la giornalista sta nel fatto che "arrivano a Pechino, freschissimi e profumatissimi (di vaniglia!), dopo aver percorso migliaia di chilometri partendo dallo Yunnan, regione del sud-est asiatico al confine con la ex-Birmania nota appunto come il Paradiso dei fiori."

Tarocco o no, il mazzo di roselline rosse e gialle al profumo di vaniglia glielo hanno regalato e, come si sa, a "caval donato non si guarda in bocca". Ma forse Alari un po' prevenuta lo è visto che esordisce scrivendo di essere "in attesa di scoprire un giorno che non siamo mai stati a Pechino ma sulla spiaggia di Riccione, dove una città virtuale con i templi e un mausoleo al centro di una grande piazza faceva da sfondo al videogame delle Olimpiadi".

Oro, argento e piombo. Non si parla direttamente di "tarocchi" cinesi, ma anche la notizia appena pubblicata dall'Adnkronos ci ricorda che sono in molti a vedere falsi ovunque in questa olimpiade. Il segretario generale del Bocog, Wang Wei, ha dovuto infatti ammettere che ogni medaglia d'oro contiene solo il 6% del metallo più prezioso, precisando però che ci sarà anche tanto argento e poco oro puro, ma di certo non c'è piombo, come qualcuno aveva sostenuto sui blog on line.
Il portavoce del Comitato organizzatore dei Giochi cinesi ha bollato come "uno scherzo" tale ipotesi, spiegando che "il prezioso metallo per le medaglie arriva dall'Australia ed è controllato dalle autorità cinesi per attestarne l'autenticità".

Per il momento possiamo fermarci qui, ma non escludo che ci sarà un seguito a questo post. Del resto le manie di perfezione non portano tanti amici.

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