blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

A Pechino tutti pazzi per le divise

Martedì 5 Agosto 2008, 15:56 in Salutando Pechino di
Modello Freddy_tuta Italia.JPGL'abito non fa il monaco, ma l'atleta a quanto pare sì. Le olimpiadi di Pechino verranno ricordate anche per il ruolo da protagonista svolto dall'abbigliamento degli atleti e dall'uso insolito della tecnologia per il loro confezionamento.

L'aspetto estetico ha sempre avuto molta importanza nelle olimpiadi moderne, basta pensare al coinvolgimento di importanti stilisti che ad ogni edizione cercano di disegnare una divisa ufficiale per il proprio Paese  migliore della precedente. Noi poi ne facciamo una questione di principio visto che della moda siamo la culla. Tuttavia, per quel che riguarda l'aspetto funzionale, divise da cerimonia e da competizione dovevano semplicemente essere comode e non intralciare i movimenti degli atleti. La grande novità degli ultimi anni invece è proprio il diverso ruolo funzionale dell'abbigliamento che non deve più solo evitare di intralciare, ma dove possibile anche favorire il gesto atletico. Una possibilità garantita appunto dall'incontro paritario tra moda e tecnologia.

Pugilato e "marcantoni". A quanto pare però, c'è qualcuno che preferirebbe rimanere sul comodo. A rimpiangere di più le care vecchie tute di una volta è l'allenatore della nostra squadra di pugilato, Francesco Damiani.  Essendo una buona forchetta, la sua stazza non è proprio da sfilata in passerella e le divise da cerimonia e non disegnate e realizzate quest'anno da Freddy saranno all'ultima moda ma a lui "va tutto stretto", talmente stretto che sta usando ancora le vecchie divise, in attesa che qualcuno gli risolva il problema. Strano perché pare che al villaggio olimpico le tute degli azzurri piacciano parecchio. Comunque Damiani non è l'unico ha soffrire di "claustrofobia da vestito": anche i "marcantoni" della pallavolo maschile non entrano bene nelle divise attillate che Freddy ha pensato per loro. Ma chiedere una o due taglie in più di quelle abituali se il problema è l'eccessiva aderenza?


Calcio. Anche il CIO però ha qualcosa da ridire sulle divise. Stavolta le imputate sono le maglie delle squadre di calcio di Brasile e Argentina "colpevoli" di avere solo il logo delle rispettive federazioni, Cbf e Afa, quando, l'articolo 53 del regolamento del torneo olimpico di calcio, stabilisce che sulle maglie deve comparire il logo del Comitato olimpico nazionale.  Per placare gli animi la Fifa, federcalcio internazionale, ha proposto una soluzione di compromesso affiancando ai simboli di Cbf e Afa i loghi di Cob e Coa simbolo dei Comitati di Brasile e Argentina rispettivamente.

Equitazione.
Oltre ai calciatori anche un altro atleta brasiliano ha problemi con la divisa. Si tratta di Jeferson Sgnaolin Moreira, che a Pechino gareggerà per la squadra di equitazione: essendo membro dell'Esercito del suo paese, avrebbe voluto indossare la divisa militare d'ordinanza, cosa che invece è vietata dal regolamento e infatti il CIO non mollerà nemmeno in questo caso. Permesso negato. Inutili e fuori luogo le dichiarazioni di Moreira: "Sarà la prima volta che un militare impegnato nell'equitazione deve indossare abiti civili: possibile che abbiano dovuto mettere questa regola proprio adesso che sono alla mia prima Olimpiade? Probabilmente i cinesi non volevano vedere altre divise, ma partecipare alle gare con la mia uniforme dell'Esercito era una delle cose a cui tenevo di più, però mi è stato ribadito che non è possibile" ha detto infatti il tenente colonnello brasiliano.
Posso comprendere il suo attaccamento alla divisa e al senso di appartenenza che gli dà, ma forse si è dimenticato di essere all'olimpiade: già ho trovato assurdo che per proteggere il Nido d'uccello i cinesi avessero deciso di piazzargli tutto intorno missili terra-aria, adesso ci si mettono anche gli atleti? Se questa regola prima non c'era, ringraziamo chi l'ha voluta: mi dispiace per lui, ma da qualcuno bisognava pur cominciare.

Nuoto. Dei supercostumi si è già detto di tutto tanto che secondo alcuni ai fini del risultato sarebbero più importanti del "ripieno". E infatti anche gli atleti ci credono molto e siccome, alla faccia dello spirito decubertiano, alle olimpiadi si va per  vincere, quest'anno si sono impuntati con la federazione per avere i costumi migliori alla faccia pure degli sponsor, cosa che ha portato alla fine della collaborazione FIN-Arena e alla democratica decisione di far fare agli atleti "quello che gli pareva". Al che Federica Pellegrini ha preso la palla al balzo per l'ennesima battuta piccante dicendo che allora sarebbero tornati ai "triangolini". Ovviamente non parlava di intrighi amorosi o di tradire Marin, ma di costumi e, battute a parte, sono in molti a sentire la nostalgia dei tempi che furono chiedendosi se i tempi di Monaco in cui Mark Spitz ha vinto sette ori gareggiando con un "francobollo" a stelle e strisce e i baffi fossero proprio così noiosi!

Francesi al completo e velisti italiani. Sempre a proposito di acque ci spostiamo dalla piscina al mare dove troviamo i nostri velisti dell'equipaggio nella classe Star, Diego Negri e Luigi Viale, che per combattere caldo, umidità e smog durante le gare indosseranno giubbotti refrigeranti realizzati dalla casa norvegese Helly Hansen. I francesi al gran completo opteranno per giubbotti refrigeranti simili per impedire che le condizioni meteorologiche possano influenzare la prestazione indossandoli perà tra una gara e l'altra. Si tratta di giubbotti realizzati con materiali che diffondono omogeneamente e progressivamente il freddo sprigionato da sacchetti di gel sistemati in apposite tasche. Quello francese pesa due chilogrammi ed è stato prodotto da un'azienda tecnologica di Tolosa che l'aveva concepito inizialmente per l'Istituto di medicina navale delle Forze armate. Secondo Jacques Boyè, fondatore e patron di Boyè Technologies, ''i gilet aiuteranno gli atleti calare di temperatura più rapidamente, tra un allenamento e l'altro o tra due prove di una gara. In questo modo le loro condizioni possono essere migliorate". Già 150 gilet sono a disposizione degli atleti, che ne riceveranno altri 250 a Pechino, ma anche in questo caso come per i supercostumi scatta l'emergenza reperibilità: "Non ce ne saranno per tutti - ha spiegato Boyè - dovranno fare a turno". Ma quanti sono questi francesi considerato che tanto non saranno tutti presenti a Pechino per l'intera durata delle olimpiadi? Comunque peccato! Già pensavo  di ordinarne uno per sopravvivere al caldo di Milano.

Atletica.  Dai giubbotti passiamo alle scarpe che per molti atleti sono più importanti dell'abito. È il caso dell'atletica dove corse, rincorse, stacchi e simili si giocano tutti sui piedi. E se un tempo si pensava di mettere nel regolamento il divieto di correre scalzi visto che alcuni avevano l'abitudine di farlo adesso si torna indietro con scarpe sempre più leggere, talmente leggere che è quasi come non averle. Quelle della maratoneta giapponese Mizuko Noguci pesano solo 114-117 g ciascuna e sono praticamente usa e getta anche se molto ecologiche. Di fatti sono realizzate col riso. La campionessa olimpica le aveva già indossate ad Atene dove vinse l'oro, ma queste sono state modificate apposta per Pechino. Secondo i progettisti la soletta fatta di pula di riso e fibre sintetiche consentirebbe oltre alla leggerezza di diminuire la temperatura del piede. In più assorbono l'acqua e hanno un grip maggiore rispetto alle altre scarpe.

Scherma. Dopo la sciabola, che ha introdotto la maschera trasparente ad Atene, anche il fioretto avrà a Pechino la possibilità di usare maschere con una fascia trasparente all'altezza degli occhi. Inoltre, gli indumenti di gara non saranno più legati a fondo pedana dai fili che segnalano quando un colpo va a segno sul corpetto, perché regnerà il wireless.

Pallavolo femminile. Dalla scherma che è finalmente riuscita a mostrare almeno gli occhi, ritorniamo alla pallavolo che in genere fa brillare gli occhi di chi guarda per chiudere il cerchio con la versione al maschile vista all'inizio. La grande novità dell'abbigliamento per la pallavolo riguarda solo le nostre azzurre che a Pechino indosseranno un reggiseno antiurto. Lo Shock Absorber in base a studi di biomeccanica promette di ridurre almeno del 74% le continue sollecitazioni alle quali sono sottoposti i seni delle giocatrici, vedi ad esempio quando vanno a muro. Purtroppo questo non potrete vederlo, ma sono sicura che con l'immaginazione molti sono andati anche oltre.

0

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento
Post in evidenza su Blogosfere