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Randy Pausch: l’ultima lezione è finita

Domenica 27 Luglio 2008, 11:44 in Letteratura e poesia, Pazienti illustri di
Randy Pausch.jpgVoleva spiegare la vita vista da un uomo che muore. Voleva che il suo congedo da questo mondo non fosse un inutile e insignificante momento di commiserazione o pietismo per chi lo aveva amato. E con questa sua ultima lezione ha scritto una delle pagine più belle e commuoventi per la nostra società che nell'indifferenza sembra crogiolarsi. L'ultima lezione impartita dal professor Randy Pausch non solo agli allievi della Carnegie Mellon ma a tutto il mondo grazie alla diffusione del video su YouTube è diventata un best seller planetario tradotto in 30 lingue ed edito in Italia da Rizzoli («L'ultima lezione. La vita spiegata da un uomo che muore»).

Adesso però quella lezione è finita: il professore è morto giovedì, portato via dal tumore al pancreas di cui sapeva di soffrire da tempo. "Un problema di sistema" lo aveva chiamato di fronte ai 400 studenti della Carnegie Mellon, spiegando che benché avesse  sempre goduto di "forma fisica strepitosa", aveva ben dieci metastasi al fegato e gli restavano solo pochi mesi di vita. Da 3 a 6 secondo i medici. Pochi per chiunque, ma per lui erano ancora tutta una vita da vivere fino in fondo.
Per questo oggi dico che "spento ma non vinto", perché la sua reazione alla notizia di una morte vicina, troppo vicina per un uomo giovane (46 anni) con una bellissima moglie e tre splendidi figli piccoli, l'ha portato a fare una serie di riflessioni sul senso della vita, lasciate poi a chi sarebbe restato per indicargli la via da seguire.

E infatti non ha più voluto parlare della morte, ma solo della vita. Ricordava i sogni di quando era bambino e sottolineava l'importanza di sognare e realizzare i propri desideri. «Non possiamo cambiare le carte che ci vengono servite, solo il modo in cui giochiamo la mano» è una delle sue frasi più celebre pronunciate in quell'ultima lezione del 18 settembre, ma ripetuta insieme ad altre anche dopo, quando ormai i media se lo contendevano per raccogliere direttamente la sua testimonianza di vita  nonostante la consapevolezza di non avere più molto tempo.

E proprio il concetto di "tempo" era l'ovvio punto di arrivo di tutto il suo discorso: «Trovate la vostra passione e seguitela - disse -, non smettete di cercarla perché altrimenti ciò che state facendo è solo aspettare la Mietitrice. Non la batterete vivendo più a lungo, ma vivendo bene e pienamente, perché ella verrà comunque per me come per voi».

Lui, che il Time ha citato tra le cento persone più influenti del mondo, la morte l'ha affrontata a viso aperto e ha vinto perché il messaggio profondo seppur  pieno di umorismo e ottimismo, rimarrà sempre con la sua famiglia, i suoi studenti e tutti quelli che avranno avuto il coraggio di ascoltare le parole di un uomo che dice "vivrò" quando tutto dimostra il contrario attraverso le pagine del libro, o il video della lezione o alcuni dei suoi numerosi interventi pubblici.

Luca Chittaro del blog Interattivo del Sole24ore ha cercato di seguire le (rare) apparizioni pubbliche di Randy Pausch, i cui contenuti potete ripercorrere cronologicamente in questi post:

20/09/2007, L'ultima lezione di Randy Pausch
18/02/2008, La nuova lezione di Randy Pausch: gestire il proprio tempo
21/02/2008, Usare meglio e-mail e telefono, poi uccidere la televisione
9/06/2008, La Terza lezione di Randy Pausch: sconfiggere la grande mietitrice

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2 commenti
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29 Lug 2008
alle 14:01

Emanuela Zerbinatti

Sono d'accordo con te Luis e posso aggiungere che internet e la rete sono una benedizione nel suo caso perché permetteranno di conoscerlo anche alle generazioni future e a tutti quelli che ogni tanto avranno bisogno di ripassare la sua ultima straordinaria lezione di vita.

Pensa che ha davvero cercato di realizzare tutti quei vecchi sogni che crescendo si comincia ad accatastare come se lo scopo per cui li si fa nascere a un certo puto diventi quello: oltre a godersi pienamente la sua famiglia, dopo la diagnosi ha fatto una collaborazione con la Disney che era appunto uno di questi. 

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29 Lug 2008
alle 11:54

Luis

Che coraggio! Che dignità e che esempio! Fa parte delle persone che rendono il mondo migliore e che ci aiutano ad affrontare la vita con più entusiamo e la morte come un traguardo da "conquistare" con dignità e serenità.

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