L'arte di curare e guarire
Chi mi segue da un po' sa che io non demonizzo tanto le cose in sé, ma l'uso che se ne fa e quando do una notizia sui benefici o potenziali rischi dell'uso della tecnologia, lo faccio solo per bilanciare le informazioni pubblicate da altri oppure pubblicando io stessa entrambe le facce della medaglia. È accaduto ad esempio con Harry Potter: quando ad un certo punto tutti hanno iniziato a parlare dei rischi dei libri della Rowling per lo sviluppo mentale dei bambini, io ho riproposto il parere di un'autorevole psicoanalista infantile che diceva invece che Harry Potter non solo non fa male ma è addirittura necessario per una crescita sana.
Questa notizia invece non è stata enfatizzata troppo dai media e siccome non avevo dati scientifici sull'utilità per la salute mentale di possedere il telefono cellulare di ultima generazione prodotto da Apple, avevo deciso di non parlarvene fino ad ulteriori novità positive.
Dopo le reazioni al post sulla mancanza di accessibilità assoluta del nuovo prodotto Apple ho però fatto alcune riflessione e penso che chi si è posto il problema dei deliri di onnipotenza e delle crisi di dissociazione dei possessori di iPhone non si sbagliasse più di tanto. Magari userei toni meno melodrammatici - deliri e dissociazione sono sintomi di patologie psicotiche e quindi piuttosto gravi, - ma è evidente che avere uno di questi aggeggi rappresenti qualcosa di più dell'avere un semplice strumento per comunicare.
In questo caso la colpevole sarei io, che giusto venerdì ho deciso di pubblicare un post in cui facevo notare che il modernissimo iPhone, sarà anche il mondo nelle mani, ma certo non di tutti. Ne sarebbero infatti esclusi, tra gli altri, i ciechi, le persone con dita grosse o quelle che per lavoro o per diletto tengono le unghie delle mani lunghe. Il sangue che in questi giorni è scorso a fiumi, sarebbe dunque il mio ovviamente virtuale, - anche se qualcuno nei commenti mi ha scritto "ma muori".
E pensare che solo qualche giorno prima avevo detto, con soddisfazione che la Apple ha realizzato alcuni particolari software per aiutare i medici nel loro lavoro, citando in particolare quello per il monitoraggio fetale a grandi distanze. Tutti subito a inalberarsi perché ho provato a suggerire alla Apple di rimediare, magari con uno di questi software, anche al problema degli attuali grandi esclusi. Sono volate parole grosse, offensive verso me, il mio lavoro, ma anche - e questa è la cosa che mi ha ferito di più - contro i disabili visivi.
Ma ragazzi, nemmeno vi avessi ferito nell'orgoglio sarebbero state giustificabili reazioni così spropositate e soprattutto aggressive.
Io non ci credevo più di tanto, ma alcuni mi hanno dimostrato concretamente che i più moderni strumenti tecnologici, promettendo di mettere
appunto il mondo nelle nostre mani, fanno delirare. Secondo gli esperti, infatti, iPhone e simili, Apple e non Apple (per chi ce la fa e vuole capire) fanno sentire onnipotenti e possono portare verso una pericolosa deriva mentale, fino alla dissociazione.Lo dimostrerebbero anche le ore che molti hanno trascorso in fila per acquistare l'iPhone fin dal primo giorno di uscita: "Strumenti come questi inducono un senso di onnipotenza, si pensa di poter fare tutto. Vale la pena spendere e aspettare tanto, se il traguardo è così importante" spiega il prof. Massimo Di Giannantonio, ordinario di Psichiatria all'Università D'annunzio di Chieti e tesoriere della Società Italiana di Psichiatria mettendo in guardia contro i potenziali rischi insiti nel possesso di accessori tecnologici. "Il fascino di tutti gli strumenti come l'iPhone definibili ortopsichici, in quanto capaci di modificare e potenziare gli strumenti cognitivi (intelligenza, memoria, comunicazione) ed emotivi o emozionali, - aggiunge Di Giannantoio - deriva dall'implementazione del sé che regalano".
L'iPhone offre la possibilità di ampliare a dismisura se stessi, in sostanza però il problema è cosa si amplifica. "C'e' il rischio dell'ingresso nella patologia e nella deriva virtuale se già si è predisposti, se i genitori non si preoccupano di noi, se ci estraniamo dalla società. Strumenti come questo offrono una alternativa valida, e per questo molto pericolosa, alla vita reale".
In definitiva il "male" di iPhone e simili sta nell'uso che se ne fa anche secondo lo psichiatra: "come nel caso dell'automobile sta a chi li ha, decidere a che velocità andare, se utilizzarne le potenzialità correttamente o finire contro un albero."
Il prof. Di Giannantonio avverte però che gli adulti hanno un ruolo importante nella prevenzione di questi rischi potenziali. "Sta agli educatori, dai genitori alla scuola, convincere un ragazzo che è meglio parlare con un amico che stare tutto il giorno a smanettare con il cellulare. - dice infatti l'esperto - Se si rimane soli con questi strumenti, si entra in una condizione drammaticamente patologica. Per questo è necessario un monitoraggio a tutti i livelli per controllare l'utilizzo di queste tecnologie". Un controllo che dovrebbe comprendere anche gli stessi gestori: "Se si nota che un ragazzo è connesso troppo a lungo, o tutta la notte, o comunque dà segnali di maniacalità, di trance dissociativa da videoterminale, il gestore dovrebbe staccare la connessione. Stabilire, magari, che gli under 14 da mezzanotte alle 8 di mattina non possono utilizzare molte funzioni del cellulare".
Visto la deriva mentale dimostrata coi commenti al post precedente penso che Apple debba staccarne molte di connessioni. Purtroppo mi sa che per qualcuno è già troppo tardi, perché anagraficamente non rientra più nella categoria "ragazzi".
NB Non risponderò a commenti volgari o offensivi nei miei confronti e non vi consiglio di insultare l'esperto citato, perché magari non me, ma Blogosfere dovrà intervenire per forza per tutelare almeno lui
.
Fonte: AGI
Almeno stavolta non hai detto o inventato BUGIE E OSTENTATO UNA MODIFICA DELL'IPHONE!!!
pb mi piace la tua "filosofia dell'altrimenti".
Spero di aver compreso il senso delle tue parole, ma mi viene in mente un paragone con la malattia mentale. Infatti, anche sapere di avere un'alternativa tra cui scegliere può farci sentire forti viceversa il sapere di non averne ci fa stare male, fino a gravi forme di depressione. Chi è depresso spesso descrive la sua sensazione di essere in un vicolo cieco, di non avere via d'uscita o appunto alternative tra cui poter scegliere anche solo il mionore dei mali. A molti basterebbe infatti già questo per sentirsi un po' meglio.
Credo che molti di questi oggetti tecnologici sono studiati e publicizzati proprio per spingere su questa nostra necessità. Se li hai, hai il mondo in mano: puoi fare tutto comunicare con tutti, in tutti il mondo. Il mondo ti appartiene basta che scegli - e qui ancora l'offerta di più possibilità - la marca giusta, quella che ti dà più margini di scelta.
La trappola è quando alla fine non ti rendi conto che 1) non stai scegliendo proprio nulla sono altri che ti creano il bisogno e ti dicono come soddisfarlo 2) l'eccesso di possibilità tra cui scegliere ha lo stesso effetto che non averne: rallenta fino alla paralisi....
vi siete mai chiesti come mai i computer per compiere operazioni complesse più velocemente di noi sono nati parlando un codice binario? Una non è una scelta tre sono già troppe.
E al di là dei computer anche il nostro cervello perde molto nel multitasking
Penso che gli educatori, la famiglia, i genitori dovrebbero lavorare su questo su una corretta "filosofia dell'altrimenti"
ciao emanuela, approfitto per dirti che ho seguito tutto il dibattito di venerdì, e pur riconoscendo pari dignità alle diverse opinioni, ho trovato vergognoso il modo in cui alcuni lettori ti hanno trattato. ad ogni modo, mi limito a intervenire sul post di oggi.
non credo esistano tecnologie buone e tecnologie cattive. banalmente, dipende dall'uso che se ne fa. il problema è proprio questo. le persone sempre più tendono ad attribuire troppi valori agli oggetti che comprano e usano. e questo vale per tutti i settori merceologici.
un telefonino o un'automobile sono di per sè innocui. i problemi nascono quando la gente tende a sublimare le proprie questioni esistenziali tramite l'uso di beni strumentali.
gli adolescenti delle grandi città spesso passano il loro sabato pomeriggio in un centro commerciale, dove in qualche modo esprimono la proprio soggettività solo attraverso il consumo.
è lì che bisogna intervenire, creando i presupposti perchè esista un "altrimenti".
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alle 19:51
pb
sono d'accordo. però due precisazioni. il destino di un oggetto è in qualche modo esterno ad esso. un iphone, ad esempio, è un dispositivo informatico che in più replica le funzioni di un cellulare. è l'uomo poi che ne fa uno status symbol. ed è l'uomo che quasi sempre non sa esprimersi se non tramite gli oggetti che compra, possiede, consuma.
quello è il vero problema.
:)