L'arte di curare e guarire
Vi avevo già parlato della rubrica "Vitali-tà" che il medico-scrittore tiene per il QN, spiegandovi come tra gli aneddoti di vita quotidiana narrati con particolare maestria, a volte capita che riesca a infilarci dentro qualche curiosità tratta direttamente dal suo lavoro con i pazienti. Ebbene, ieri ha approfittato del suo spazio settimanale per raccontare il curioso fenomeno osservato il giorno dopo la sconfitta dell'Inter.
"Nel mio ambulatorio, lunedì pomeriggio, ho registrato un sostanziale calo di presenze. La cosa mi si è resa palese sin da subito, entrando in sala d'attesa: anziché il solito panorama di sedie occupate con piglio militare e gente in piedi ad aspettare che una di esse si liberasse, mi sono trovato sotto gli occhi il consueto spettacolo che posso aspettarmi solo in un giorno di metà settimana, vale a dire sedie interposte tra un paziente e l'altro, come a scandire l'unicità e l'inviolabile privatezza di ciascun essere umano."Questa è psicologia! Chi si occupa di prossemica sa bene che quando tutti gli spazi a sedere sono liberi la gente tende automaticamente a disporsi in modo da avere il maggior spazio possibile a separarlo dagli altri. I primi posti ad essere occupati sono perciò quelli più esterni, in cui almeno un lato rimarrà sempre libero e poi, finché si riesce, sedie vuote inter-poste (scusate il gioco di parole
)Vitali continua allora con la sua descrizione del "caso" e scrive:
"... Mi ha altresì inquietato la schiacciante maggioranza di rappresentanti del sesso femminile rispetto all'unico portabandiera del sesso opposto ... sono rimasto esterrefatto perché, sebbene sia vero che a frequentare l'ambulatorio sono in maggioranza donne e per le ragioni più svariate, tra le quali l'agir per delega maschile è la più frequente, un tale divario non mi era mai capitato di osservare."
Sul fatto che le donne frequentino gli ambulatori più degli uomini soprattutto perché fanno da ambasciatrici di dolori altrui oltre che dei loro, o più degli altrui che dei loro, posso confermare per averlo sperimentato personalmente, alla faccia di chi dice che "ambasciator non porta pena"! Comunque a questo punto la curiosità era troppa anche per Vitali che di solito rimane invece impassibile, soprattutto se intuisce che far domande potrebbe liberare fiumi in piena di pensieri di cui, a quanto racconta, sono sature le menti (e le bocche) dei suoi concittadini nonché pazienti. "...Mi sono quindi posto la questione di penetrare il piccolo mistero ma, come spesso accade, è stato grazie a un piccolo colpo di fortuna che ho potuto accedere alla spiegazione: quando, entrando finalmente quell'unico rappresentante del sesso cui appartengo, mi sono rivolto a lui con un tono di complicità, avvertendolo che era il primo uomo che vedevo dopo un rosario di donne."
Inutile dire a chi conosce gli abitanti di Bellano proprio grazie agli scritti di Vitali che il singolare personaggio ha preso la palla al balzo. E infatti il nostro dottore scrive: "Per forza, mi ha risposto lui, io sono juventino e non ho niente da temere ad andare in giro, né al bar né qui in ambulatorio. Al contrario di sua moglie, ha specificato con un ghignetto, fervente nerazzurra."
Cosa ha concluso Vitali da questa esperienza? Che anche lui, pur nel suo piccolo ha avuto qualcosa da dire sull'Inter dei miracoli al contrario!
Ora, non ho statistiche sotto mano e quindi non posso dirvi se i medici interisti abbiano fissato il loro giorno libero di lunedì, così da non dover desiderare che l'Inter perda per far guarire di colpo tutti i pazienti o almeno per veder la sala d'attesa vuota e andarsene così a casa prima, però non vorrei che adesso tutti i medici di fede calcistica diversa avessero un motivo in più per "gufare" questo pomeriggio!
Su non ve la prendete! Le passioni sono così: se non fanno soffrire non sono vere e gli interisti, a quanto si è detto fino allo sfinimento in questi giorni, sono autentici esperti!
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