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Le Leggi c’è chi le fa e c’è chi le accoppia!

Lunedì 26 Maggio 2008, 10:11 in Segnalazioni di
In cerca di sicurezza.jpg40, 75, 180, 194! Diamo i numeri, ma ovviamente non sono quelli da giocare al lotto, a meno che non siate esperti capaci di trovare una soluzione per gli ultimi due. Si tratta invece delle leggi di cui si sta parlando tanto negli ultimi tempi. La Legge 40, sulla fecondazione artificiale è tornata "sulla cresta dell'onda" perché, benché giovanissima (è stata approvata nel 2004) sembra già in procinto di essere modificata. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, intervenuto la scorsa settimana a Roma alla Giornata internazionale della famiglia 2008 organizzata dal Forum delle Associazioni familiari, ha confermato infatti le notizie che circolavano da un po' secondo cui è volontà del Governo cambiare le linee guida alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Giovanardi ha ricordato che "il precedente Governo di centrodestra e la maggioranza parlamentare nel 2004 hanno approvato la legge 40 che è stata poi confermata dal referendum, quindi la volontà di questa maggioranza è quella di cambiare la circolare dell'ex ministro della Salute Livia Turco che non può, in quanto circolare, modificare la volontà del Parlamento italiano" aggiungendo poi che "siamo in uno Stato di diritto e quindi decide il parlamento sovrano". In realtà più che "confermata dal referendum" dovremmo dire "confermata dall'astensionismo" perché pur avendo vinto i sì che avrebbero portato a norme meno restrittive, la legge è rimasta com'era perché non si è raggiunto il quorum necessario. Ma questa è un'altra storia.Tornando, invece, ai nostri numeri ci sono da ricordare ancora tutti i "compleanni importanti" di quest'anno e quindi i trent'anni delle leggi 180, o Basaglia, sulla chiusura dei manicomi e 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza "festeggiati" rispettivamente il 13 e il 23 maggio e i cinquanta della Legge 75 (o Merlin) per l'abolizione della regolamentazione della prostituzione che ricorrerà invece il 20 settembre.

Ora, sapere che Franco Basaglia, promotore principale della Legge 180 solesse accostare la "sua" Legge proprio a quest'ultima, non dovrebbe stupire più di tanto soprattutto se si considera che la Legge Merlin, avviando la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui, chiudeva di fatto le case di tolleranza. Un po' più difficile è comprendere invece come si possa assimilarla alla legge 194 se non appunto per il fatto che essendo nate nello stesso anno sono frutto del medesimo clima politico e culturale avviato nel decennio precedente. La legge sulla chiusura dei manicomi e quella sull'aborto "sono il frutto di una stagione caratterizzata dalle lotte e dalle trasformazioni istituzionali per l'universalizzazione dei diritti civili e sociali (e civili perché sociali), per l'istituzione di condizioni di espressione delle soggettività e di esercizio delle libertà (quella "libertà di scelta" che oggi viene sbandierata e rivenduta nella versione della libertà del cliente/consumatore)" scrive infatti anche Ota De Leonardis, sociologa dell'Università di Milano nell'articolo Legge 180 e legge 194: esperienze dell'inconciliabile a cui vi avevo accennato tempo fa, aggiungendo però che "C'è qualcosa di più in questo accostamento, qualcosa di più preciso". Secondo la sociologa la 180 e la 194 sono accomunate dal fatto che "in entrambe si è sedimentato e fissato un impegno collettivo a dare visibilità pubblica a contraddizioni insolubili, a situazioni non pacificabili, a espressioni intrinsecamente tragiche della convivenza umana. In un caso è la follia, come "esperienza abnorme" diceva Basaglia, a fronte della quale la norma sociale esprime la sua necessità e insieme la sua intrinseca violenza; nell'altro caso è l'aborto, come esperienza dell'inconciliabile scarto tra vita biologica e vita sociale che le donne - soprattutto le donne - fanno comunque, anche nella gestazione e nella stessa maternità."

Il cardine del pensiero di De Laurentis sta nell'idea che "in entrambi i casi non c'è soluzione, lo sanno i matti e lo sanno le donne, e lo sanno tutti coloro che con loro condividono questa esperienza senza provare a reprimerla." In atre parole la Leggi 180 e 194 esprimerebbero "un impegno collettivo a riconoscervi l'inconciliabile, a tenerlo in circolo nella vita sociale, a farne materia di questioni, riflessioni, conflitti e compromessi; a socializzarlo, a farlo uscire dall'opacità violenta dell'esperienza privatizzata proprio perché sono leggi." Legge sulla chiusura dei manicomi e sull'aborto andrebbero quindi viste come "compromessi, o meglio accordi che mantengono visibile il fatto che su questo genere di questioni ce la possiamo cavare soltanto con dei compromessi, avendone collettivamente cura, imparando a far tesoro dall'esperienza, coltivando memoria e rispetto, e sapendo che non c'è soluzione (come del resto con la vecchiaia, la morte e la finitezza)."

Embrione_4cellule.jpgSi tratta in effetti di situazioni conflittuali in cui gli interessi delle persone coinvolte finiscono per essere in contrasto tra loro. Ma è esattamente su questo tipo di conflittualità che di solito si regge lo scambio proficuo di informazioni ed esperienze necessario all'evoluzione di tutte le parti in causa. Mantenere un certo margine di conflittualità è necessario, come necessario è trovare un compromesso per andare avanti. Ma a mio parere ci sono tanti modi per raggiungere un compromesso e senz'altro alcuni sono migliori di altri. L'affermazione conclusiva della sociologa "C'è una grande saggezza in queste leggi, che tanto più risalta in quest'epoca di biotecnologie cui viene affidato il compito di produrre certezze, sui confini della vita e sulle determinanti della norma e questa saggezza mi pare essere il sale della democrazia" mi trova quindi parzialmente d'accordo. C'è del buono in queste leggi è vero, ma considerarle addirittura sagge mi pare esagerato. La loro beatificazione mi sembra eccessiva, inutile e dannosa come la loro demolizione tout court. C'è infatti un altro aspetto significativo che accomuna la 180 e la 194: "indietro non si torna". È l'affermazione che tutti fanno parlando di Legge 180, l'unico punto su cui concordano sia i sostenitori che i critici. Ed è anche quello che si è detto da più parti a proposito di 194. Come nel caso della Legge Basaglia, un anniversario così importante ha finito con l'essere anche per quella sull'aborto un momento di riflessione e bilanci che però ha acuito di nuovo i conflitti tra le diverse correnti di pensiero. Il Papa nei giorni scorsi ha definito la Legge sull'aborto come "una ferita aperta nella nostra società". Inutile dire con quale profondo disappunto sia stata accolta quest'affermazione. La verità è che Josef Ratzinger in quanto uomo ha il diritto di pensare quello che vuole, in fondo la Legge 194 come quella sul divorzio o la stessa Basaglia sono i risultati di un moto di liberazione storico del libero arbitrio dalle manette delle restrittive delle norme: sarebbe contraddittorio per uno spirito laico imporre alla Chiesa quelle stesse restrizioni che rifiuta per sé. E d'altra parte non si può privare Ratzinger in quanto Papa del diritto di richiamare gli esseri umani, dall'alto della sua posizione, a rinunciare a scelte secondo convenienza per inchinarsi davanti al "carattere sacro di ogni esistenza". Il Papa deve essere libero di fare il suo mestiere , quanto lo sono i cittadini di tenere nel conto che credono le sue esortazioni. Il discorso si fa più complesso se il Papa anziché rivolgersi alle coscienze si rivolge al legislatore. Non che al nuovo governo di centrodestra dispiacerebbe potersi assumere la responsabilità politica di scelte magari anche impopolari se servisse a garantire un certo riguardo nei confronti della Chiesa - in fondo è un diritto che si è arrogato anche il governo degli Stati Uniti - Adesso però ci sono interventi urgenti da fare e patti con gli elettori da mantenere. Per questo è difficile pensare che si possa tornare indietro senza generare più sofferenza di quella che si è prodotta con questa svolta. Più il prezzo che si paga per una svolta epocale è alto meno conveniente diventa tornare indietro se la scelta si rivela sbagliata o non adeguata alle aspettative. Meglio rivedere, cambiare ciò che non va e salvare il salvabile, ammesso che ce ne sia. Qualcuno parla di attuare ciò che in realtà non è mai stato attuato della Legge sull'aborto, in particolare per quel che concerne la prevenzione, ma anche in questa incompleta applicazione la legge 194 assomiglia alla 180 (vedi i post 180 auguri e poi...).

Vorrei però fare un ultima considerazione. Le leggi troppo restrittive possono essere lesive della libertà individuale, ma anche quelle troppo "libertine" finiscono col diventare lesive della libertà di qualcuno, magari qualcun altro, ma pur sempre un limite che noi, e lo Stato che ci autorizza a farlo, imponiamo ad un essere umano. Il rischio di avere troppa libertà è che diventa tutto estremamente facile. Non avere nulla per cui lottare o sui cui ragionare potrebbe  in un certo senso farci sentire meno responsabili di ciò che facciamo o pensiamo. La deresponsabilizzazione di tutte le parti in causa mi sembra il vero pericolo da cui dovremmo ben guardarci. E ancora una volta il discorso non vale solo per la legge sull'aborto, ma anche per la 180, la 75 e la 40. Giusto per tornare là dove eravamo partiti.

L'immagine simbolo di questo post non è un messaggio subliminale per indicarvi la strada che vorrei prendeste nelle vostre scelte, ma solo quella che a mio giudizio rappresenta meglio tutte le Leggi di cui vi ho parlato, compresa quella che riguarda la malattia mentale. La seconda non ha bisogno di spiegazioni.

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