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Canzone per Alda Merini

Domenica 6 Aprile 2008, 10:58 in Pazienti illustri, Video di
alda_merini.jpgDopo l'omaggio a Van Gogh di domenica scorsa, un altra dedica da artista ad artista. L'autore del brano musicale è ancora Roberto Vecchioni che con "Canzone per Alda Merini" questa volta ha voluto fare un piccolo presente a uno dei più grandi poeti del Novecento e di questo secolo. Da poeta a poeta insomma. Il passo dal pennello di Van Gogh alla penna di Alda Merini non è però insensato. Entrambi hanno saputo rappresentare con mezzi diversi tutti i colori dell'anima, come sa fare solo chi li ha visti davvero tutti. Merini come Van Gogh ha conosciuto la tragedia della malattia che ti devasta la mente, ma soprattutto ha conosciuto il lato peggiore della medicina che invece avrebbe dovuto aiutarla. Quella psichiatria contenitiva che si prefiggeva di curare il disagio della società piuttosto che quello del singolo, ma il cui unico effetto era l'aggiunta di sofferenza a sofferenza. Un miracolo che Alda Merini sia sopravvissuta conservando quella dote creativa che un giorno, ci auguriamo, le varranno il premio Nobel. Altri non ce l'hanno fatta, ma a me piace pensare che se a lei l'impresa è riuscita, dipende proprio da quel dono che ne hanno fatto un fiore capace di nascere e resistere tra le rocce. E non sarà dunque un caso se è nata il 21 marzo, primo giorno di primavera, del 1931.

I suoi 77 anni li ha compiuti qualche settimana fa, così per farci perdonare del ritardo, ma soprattutto perché un regalo ad Alda Merini non è mai di troppo, ecco un video fresco, fresco che hosognatodivivere ha appena realizzato. Sì, è ancora lei, la stessa autrice del video di Vincent di Vecchioni, evidentemente anche hosognatodivivere ha un'attrazione particolare per i Pazienti Illustri dell'arte come me. Quindi questo è anche un mio piccolo omaggio alla sua creatività.

Canzone per Alda Merini
(Vecchioni - Paoluzzi - Vecchioni)

Noi qui dentro si vive in un lungo letargo,
si vive afferrandosi a qualunque sguardo,
contandosi i pezzi lasciati là fuori,
che sono i suoi lividi, che sono i miei fiori.

Io non scrivo più niente, mi legano i polsi,
ora l'unico tempo è nel tempo che colsi:
qui dentro il dolore è un ospite usuale,
ma l'amore che manca è l'amore che fa male.

Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
perduto, straziato,
raccolto, abbracciato

Ogni amore della vita mia
ogni amore della vita mia
è cielo e voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora.

Dalla casa dei pazzi, da una nebbia lontana,
com'è dolce il ricordo di Dino Campana;
perché basta anche un niente per esser felici,
basta vivere come le cose che dici,
e dividerti in tutti gli amori che hai
per non perderti, perderti, perderti mai.

Cosa non si fa per vivere,
cosa non si dà per vivere,
guarda! Io sto vivendo

Cosa mi è costato vivere?
Cosa l'ho pagato vivere?
Figli, colpi di vento...

La mia bocca vuole vivere!
La mia mano vuole vivere!
Ora, in questo momento!

Il mio corpo vuole vivere!
La mia vita vuole vivere!
Amo, ti amo, ti sento!

Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
buttata, stracciata,
raccolta, abbracciata

Questo amore della vita mia,
ogni amore della vita mia,
è cielo e voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora

5
5 commenti
5
02 Nov 2009
alle 15:48

alessio patti

Bellissimo omaggio a Alda e alla "donna" che tale non si riconosceva nel turbinio dei suoi pensieri. Eppure nessuno meglio di lei della donna ha compreso i sensi che delineano le percezioni della carne e dello spirito. Nel non conoscere l'amore ci ha parlato di esso come se fosse costantemente illuminata dalla luce che lo nutre. Lei era l'opposto di se stessa: quanto più la vita e gli uomini l'hanno sottomessa, tanto più dalla sua terra di dentro ha fatto esplodere il sensi e le parole "altre", regalando, alla ipocrisia dei suoi persecutori e alla simpatia dei suoi amanti, righe impastate dal Supremo Lume e dei riflessi del supremo Caos... un dono per noi che non la meritavamo. Adesso per lei, qui, in questo mondo di contraddizioni umane, si apriranno tutte le porte che le sono state sbattute in faccia fin tanto che sopravviveva al suo destino...
Alda, lascia che ti dia una carezza e ti porga il mio grazie per i doni che mi hai dato e che ho accolto con umiltà di cuore. Ciao, a rivederci dove il tempo-non tempo illumina l'essere non-essere, noi.

4
27 Apr 2008
alle 16:17

Emanuela Zerbinatti

Grazie Gnomo62. Non la conoscevo ma è molto bella.

3
27 Apr 2008
alle 12:19

Gnomo62

Sicuramente uno dei tanti pezzi struggenti scritti dal professore,lungo un'ormai 40ennale carriera (circa),voglio segnalarvi un "altro vecchio brano" che io ritengo antesignano al discorso svolto circa "canzone per Alda Merini", vi lascio l'URL

http://it.youtube.com/watch?v=VztA7jEHEgc&nbsp

 

2
06 Apr 2008
alle 17:09

Emanuela Zerbinatti

Migliorata ma si può fare di più. La società non è guarita" con i manicomi e senza è pure peggiorata, perché dei malati e della malattia continua ad avere paura. I medici che prima contenevano adesso sono quelli coi polsi legati, nel senso che ora che hanno più armi per combattere la malattia non riescono a raggiungere tutti i pazienti che ne avrebbero bisogno. Paradossalmente i pazienti rischiano di essere più in gabbia ora di prima perché anche la libertà può essere una gabbia se non la si sa usare. Ci sarà pure una via di mezzo tra questi opposti?

Se vuoi puoi andare a leggere l'intervista che la Merini a rilasciato a Vincenzo Mollica in cui parla della musica, della canzone di Vecchioni a lei dedicata, e anche dei manicomi che non odia totalmente. Riporto uno stralcio:

" […] così per cinque lunghi anni mi adattai a quel mènage veramente pazzesco […] dopo un po’ di tempo cominciai ad accettare quel ambiente come buono, non mi rendevo conto che andavo incontro a quello strano fenomeno che gli psichiatri chiamano ospedalizzazione per cui rifiuti il mondo esterno e cresci unicamente in un mondo estraneo a te e a tutto il resto del mondo […] ". Ed è proprio questo il problema con cui la poetessa si scontrò: non potendo in manicomio fare esperienze della vita perché l’individuo appare isolato ed è come se si vivesse in un mondo parallelo ristretto ed estremamente chiuso nei suoi confini, Alda Merini perse ogni tipo di condizionamenti: non importavano più le convenzioni presenti nella società, ma vivere per quel che si è. Ed è da questo momento che la poetessa porta a maturazione la sua visione della realtà interiore; sia la religione sia l’amore non appaiono più come sentimenti comuni a tutti, ma ricevono una nuova chiave interpretativa molto più personale.

http://www.marcopolo.provincia.venezia.it/tommaseo/lezioni/italiano/AdP_02_03/Frison/alda%20merini.html

Riguardo a "hosognatodivivere" anche io penso sia vera poesia il suo lavoro. Come quello su van Gogh del resto, ma lei è molto modesta e si definisce "solo una casalinga". Eppure quel nickname mi fa pensare che dietro ci sia un percorso interiore il che ai miei occhi la rende artista per il discorso che facevamo in "artista o arteterapeuta?"

1
06 Apr 2008
alle 16:01

Luigino Bardini

"Io non scrivo più niente, mi legano i polsi,
ora l'unico tempo è nel tempo che colsi:
qui dentro il dolore è un ospite usuale,
ma l'amore che manca è l'amore che fa male."

E' veramente struggente! Ricordo il mio ingresso come giovane infermiere nella struttura psichiatrica nel 1967 e devo dirti Emanuela, che Vecchioni ha saputo cogliere  l'atmosfera che regnava negli ospedali psichiatrici di allora. Fortunatamente da quel tempo abbiamo percorso molta strada e le persone che soffrono di patologie mentali hanno la possibilità di vivere in maniera più dignitosa. Anche il video di "hosognatodivivere" è stupendo e ricco di poesia.

Luis 

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