Dopo una breve introduzione e una buona notizia per gli amanti del genere fantasy, iniziamo la nostra difesa del maghetto della scuola di Hogwart, partendo dall'accusa di causare dipendenza con tanto di sintomi d'astinenza mossagli recentemente da Jeffrey Rudski, psicologo del Muhlenberg College di Allentown. Certo, è vero che se un bambino passa molte ore della giornata a leggere, parlare e pensare a Harry Potter nel momento in cui il suo eroe non ha più avventure da raccontare è una sofferenza, ma i bambini hanno più risorse di quel che pensiamo per riprendersi da questo tipo di "lutti". Presto nei loro cuori entrerà un nuovo eroe e Potter lo ricorderanno con dolcezza da adulti quando da un cassetto o dalla soffitta spunterà quel libro o quel gioco su cui tanto si sono appassionati un tempo. Dovremmo forse privarli del piacere di appassionarsi a un eroe solo per evitargli la sofferenza di un'eventuale perdita? Personalmente trovo queste "passioni" educative: vere palestre di vita che insegnano come anche le cose belle possono finire, le persone che amiamo possono lasciarci, senza dover temere ogni volta la fine del mondo dietro la perdita. Il rammarico, semmai, è che a volte queste passioni sono forzate dalle mode e quindi anche i tempi di elaborazione del lutto sono necessariamente compressi e la loro reale efficacia può andare un po' perduta. Comunque questa rimane una mia opinione riguardo alle passioni dei bambini in generale.
Un'analisi più centrata sul perché di un successo letterario e sull'importanza per il bambino (ma anche per gli adulti) delle avventure di Harry Potter in particolare l'ha fatta invece Judith Cherthoff, psicoterapeuta del Baltimore Washington Center of Psychoanalysis in un articolo uscito alla fine dello scorso anno sull'American Psychoanalyst. L'esperta ritiene che dietro il successo del maghetto ci sia sicuramente una buona trama, con una giusta dose di suspance e colpi di scena capaci di tenere tutti col fiato sospeso. E ammette che, come ha suggerito recentemente un giornalista del Washington Post, la magia potrebbe esercitare sui bambini di oggi un fascino particolare perché essi stanno crescendo in un mondo fatto di congegni e "giocattoli" ipertecnologici, i quali tutto sommato funzionano in modo altrettanto magico e misterioso.
Tuttavia, oltre al puro piacere per la storia in sé, resta soprattutto il fatto che le avventure di Harry Potter affrontano quelli che sono i conflitti emotivi universali dell'infanzia, accentuati oggi più che mai dal terrorismo internazionale e da tutti quei conflitti "esterni" capaci di fare da cassa di risonanza per il mondo interiore ognuno di noi. Vale infatti anche per gli adulti ma i bambini hanno meno risorse per gestire questi conflitti, ecco perché si rifugiano in questi mondi fantastici per cercare di imparare qui, a elaborare le proprie emozioni, ad affrontare le proprie paure e i propri nemici. Il ruolo che i vari personaggi fantastici o immaginari hanno nell'aiutare i bambini a gestire questi "demoni interiori" è molto importante e unanimemente riconosciuto dagli esperti.
Chertoff sottolinea in particolare che, al pari del bambino, le battaglie di Harry Potter sono combattute più a un livello emotivo che fisico: i suoi nemici (vedi Lord Voldermort) si nutrono delle sue paure e vulnerabilità e al contrario perdono potere quando Potter riesce a gestire sentimenti, ricordi e desideri. Il cardine di tutta la forza di Harry Potter è però soprattutto l'amore della madre che è morta per difenderlo. "Sembra che J.K. Rowling conosca bene quello che gli psicoterapeuti infantili vanno dicendo da tempo: le cure amorevoli sperimentate nella primissima infanzia diventano il nucleo della forza che ci aiuterà a gestire i traumi e gli stress che la vita inevitabilmente ci proporrà" scrive infatti Chertoff. Anche Lord Voldermort in fondo ha subito una perdita precoce, ma ha scelto una strada opposta a quella di Harry Potter. È Dumbledor, nel sesto libro (Harry Potter e il Principe Mezzosangue) a mostrare al giovane alliavo Potter i perché delle scelte del mago "cattivo" che sì spiegano la sua ricerca di potere e immortalità, ma anche la solitudine eterna a cui si è condannato con queste scelte. Perché anche Harry Potter non è immune da difetti e ha delle ferite che possono essere riaperte, come chiunque di noi. La sua gelosia per esempio è spalmata in tutti i libri della saga, ma impara a riconoscerla proprio grazie ai suoi insegnanti e ai suoi amici e in definitiva grazie alle diverse scelte che ha effettuato. Bisogna imparare a comprendere queste vulnerabilità se vogliamo avere la meglio con coloro che cercheranno inevitabilmente di sfruttare i nostri lati più oscuri quali odio, rabbia, sentimenti di rivalsa. Ed è quello che impara a fare Potter nei suoi libri.
L'unico appunto negativo che la psicoanalista fa, riguarda infatti proprio la differenza tra i libri e i film, con questi ultimi che non lascerebbero troppo spazio alla fantasia e quindi non consentirebbero altrettanto bene al bambino di accedere al suo mondo interiore, condizione indispensabile per imparare a gestirlo. Non li consiglierebbe quindi come punto di partenza per avvicinarsi a Harry Potter.
Un'ultima considerazione Chertoff la fa a proposito della crescita fisica di Harry Potter e dei suoi amici che alla fine devono affrontare tra gli altri anche i conflitti che l'adolescenza propone i quali vengono affrontati dalla Rowling altrettanto bene delle paure e dei fantasmi interiori dell'infanzia: c'è il desiderio di indipendenza, gli atteggiamenti a volte distruttivi, il mettere in crisi la figura genitoriale (quella putativa di Dumbledor nel caso di Potter) e c'è la crisi successiva ai propri vissuti negativi, la stessa che poi gli psicoanalisti ritrovano nei loro pazienti che non hanno imparato a gestirli. "Anche i nostri pazienti in fondo devono imparare ad amare se stessi e gli altri nonostante i difetti, i traumi e le perdite" conclude Chertoff.Promossi dunque a pieni voti Harry Potter e la Rowiling che anche in una trasposizione stile Hollywood con scontro tra maghi in mondi lontani è riuscita a chiarire la vera natura tutta interiore della lotta e l'esito finale nella maturità.
Continua...
alle 18:51
valentina de nigris
e poi qust commento era dedicato al ragazzo che ha scritti prima di me!!!