A guardare una ballerina particolarmente snodata o l'acrobata di un circo mentre compiono le loro spettacolari evoluzioni può girar la testa e al solo pensiero di compiere noi simili esercizi ci sembra di sentire già male. Ma vi siete mai chiesti che cosa accade nel nostro cervello in questi momenti? Beh! Emilie Mackie, ricercatrice del dipartimento di psicologia cognitiva alla Dartmouth University non se l'è solo chiesta, ma ha deciso addirittura di verificarlo. Insieme ad Emilie Cross, altra ricercatrice, ha messo a punto uno studio per determinare come risponde il cervello alla visione di scenari "impossibili" come questi attraverso la Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS), una particolare tecnica per la visualizzazione cerebrale. In pratica le ricercatrici hanno scattato alcune fotografie ad oggetti inanimati come tazzine da caffè e ombrelli posati su supporti nascosti in modo che sembrassero fluttuare nell'aria. E poi dovendo decidere quale figura umana mettere in "condizioni impossibili" hanno pensato a una contorsionista. La loro fortuna è stata di incontrare, all'interno della stessa università Christina Luccio (foto), una contorsionista che ha studiato anche con gli artisti del Cirque du Soleil, così si sono messe a tavolino per studiare alcune pose semplici che tutti possiamo mantenere senza problemi da fotografare e alternare a foto in pose contorte che agli occhi della mente avrebbero dovuto sembrare impossibili. Christina Luccio sorride pensando a questo lavoro e in effetti dice che "spesso la gente, guardandola lavorare, le chiede se non sente male a contorcersi in quel modo con una tale faccia che sembra senta dolore davvero, mentre lei non sente proprio nulla". Alla fine comunque sono riuscite a mettere insieme le foto necessarie a condurre l'esperimento. "Il nostro scopo - ha spiegato Mackie - è quello di creare una condizione di duplice confronto: oggetti inanimati versus figura umana e condizione possibile versus condizione impossibile". La ricerca ovviamente parte dalle scoperte e da tutto il lavoro fatto in precedenza da altri ricercatori sui neuroni specchio, e di cui Psicocafé ci ha parlato spesso, ma qui si introduce la novità di guardare non tanto persone che fanno cose "normali" bensì cose assurde, addirittura ritenute dolorose. La ricerca non è ancora conclusa, ma è una notizia interessante perché fa capire come la scienza si interessi sempre più all'arte tanto da ricercarne la collaborazione per aggiungere nuovi dati al loro bagaglio di conoscenze. Non è infatti l'unico caso. Alcuni scienziati impegnati sempre nella ricerca sui neuroni specchio stanno utilizzando i ballerini per capire quali differenze possano esserci nell'attività cerebrale se l'osservatore che li guarda mentre svolgono le loro performance conosce e pratica la danza oppure no. Io trovo tutto questo molto affascinante e comunque utile, perché ricordo che alterazioni nel sistema dei neuroni specchio sembrano implicate in patologie neuropsichiatriche come l'autismo. Speriamo quindi che i risultati del lavoro delle due ricercatrici della Dartmouth University venga presto pubblicato. Fonte: ScieceDaily