blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Scopri lo psichiatra che è in te

Domenica 27 Gennaio 2008, 23:31 in La malattia nell'arte, Quiz e giochi di
Wain%20cats.jpgMolti medici e critici d'arte ritengono che sia possibile individuare in un dipinto i segni di un'eventuale patologia psichiatrica del suo autore. Ne sono prova i dipinti di Van Gogh, in cui il periodo "blu" e quello di "rosa" sono coincisi rispettivamente con una fase depressiva e maniacale del suo disturbo bipolare, o la serie infinita di gatti ritratti da Louis Wain (foto a lato) in cui la progressiva disgregazione dell'immagine rappresentata ne ha seguito di pari passo l'evoluzione verso una grave forma di schizofrenia a esordio tardivo.
E tu? Riusciresti ad individuare quale dei seguenti quadri di Edvard Munch è stato fatto prima dell'inizio della malattia (sempre il disturbo bipolare) e quale dopo?
$ dipinti da Edvard Munch prima e dopo lo sviluppo di un disturbo bipolarePrima di leggere le soluzioni sappi che quando Anjali Rao e Matcheri S. Keshavan, dell'UPMC Institute and Clinic di Pittsburg, hanno sottoposto un gruppo di psichiatri e avvocati a questo test, gli esperti sono risultati effettivamente più bravi perché individuavano le fasi di malattia dai quadri sia che questi fossero raggruppati per uno stesso autore, sia che fossero mischiati con quadri di altri autori bipolari (Paul Gaugain, Mark Rorhko e il già citato Van Gogh), mentre gli avvocati riuscivano a farlo solo se i dipinti di uno stesso artista erano messi a confronto diretto. Tuttavia, i ricercatori hanno anche osservato che se si chiedeva agli stessi psichiatri di osservare una serie di 30 dipinti e di individuare quelli fatti da dieci persone schizofreniche, dieci con disturbo bipolare e dieci persone sane, non erano in grado nemmeno di distinguere tra malati e non.
Rao e Keshavan si sono chiesti quale potrebbe essere la potenzialità clinica della capacità degli psichiatri di individuare le fasi precedenti successive all'esordio di una malattia mentale, ma ammettono che prima bisognerà rivalutarla con quadri di pittori non famosi.
Personalmente mi ha incuriosito di più il fatto che non distinguessero i malati dai sani. Ho anche avanzato un'ipotesi sulla base di quello che avrei provato io se mi fossi trovata a risolvere quel compito. Credo infatti che sapere di dover cercare quadri con segni patologici e quadri "normali" costituisca un elemento di disturbo che impedisce di scegliere serenamente. In fondo cos'è la "normalità" nell'arte? E cosa possono pensare di saperne gli psichiatri? In poche parole non si sentirebbero a loro agio. Viceversa, quando sanno che le opere sono fatte sempre da persone malate, cercano segni distintivi più vicini a quello che fanno abitualmente nella loro professione.
Ma veniamo alla soluzione. Sono stati fatti prima dello sviluppo della malattia i dipinti B (Ritratto della sorella Inger, 1884) e C (Notte a Saint-Cloud, 1890), mentre sono stati fatti dopo i dipinti A (Donna in blu - Frau Barth, 1922) e D (L'assassino nel viale, 1919).
Fonte: American Journal Psychiatry
 
6
6 commenti
6
27 Mar 2009
alle 19:53

Martine Della Croce

non acceto il fatto di cercare  la psichiatria nell'arte, cercate piuttosto l'arte nelle persone ammalate di mente.  Informatevi sull'arte irregolare, l'"art brut" il cui museo è a Lausanne.

Il malato mentale non diventa artista perchè segue l'arte terapia, ma è spesso un artista prima ancora di ammalarsi.

5
30 Gen 2008
alle 14:41

Emanuela Zerbinatti

Salvo, in effetti è vero che per uno psichiatra non si sa se a questo test sia peggio rispondere correttamente o sbagliare. Proprio oggi ho letto un articolo di Andreoli su Virginia Wolf (altra bipolare) in cui scrive: "Non credo che la grande letteratura nasca nei pazzi solo se la follia da cui sono affetti permette fasi di guarigione. Il desiderio di legare la creatività alla normalità è un residuo di concezioni che la consideravano una catastrofe mentale, incapace di esprimere la grandezza dell'uomo, ma semmai soltanto la sua miseria"  Il rischio contrario è quello che dici tu, di voler vedere nelle creatività per forza elementi patologici e stereotipati tanto da farci sopra una diagnosi. Credo, anzi, che ora avvenga più spesso questo. Secondo me è come per le diagnosi: non c'è mai un paziente che corrisponde perfettamente a una categoria diagnostica e così anche la creatività non prende sempre le stesse vie e le stesse modalità di espressione. E soprattutto bisogna ben guardarsi dal volerci vedere per forza, banalizzando, la normalità o la follia. Ci sono persone, artisti e non, che cambiano addirittura modalità artistica (pittura, musica, scrittura, ecc.) in base all’umore. Ce ne sono altre che in cui la produzione artistica è maggiore per qualità e quantità in una fase di malattia rispetto a quando stanno bene e persone che durante la malattia produco poco o nulla. Per non parlare dei temi o dei simboli usati. Quello che per alcuni è segno di patologia per altri è “normale” perché spiegabile con la sua storia personale, culturale, ecc. Impossibile quindi generalizzare troppo. E poi come giustamente dice Luigino bisogna chiedersi se “l’individuo è riuscito a esternare la propria parte "sana" o "malata". Io trovo che l’arte è una via espressiva stupefacente. Ti permette di dire e non dire. E questo, quando si ha “paura” di dire, può essere un ottimo punto di partenza per imparare a comunicare, a tirar fuori quello che fa troppo male per essere detto a parole. Ma può diventare un’esperienza frustrante quando non riesce “esattamente” a dire ciò che realmente si sente. Nel caso di un artista che fa arte perché gli piace è un conto, ma nel caso di una persona che nell’arte cerca un’isola di benessere può essere dura. E’ per questo che l’arteterapia dovrebbe sempre essere fatta da persone competenti e non da terapeuti improvvisati o da se stessi.

4
30 Gen 2008
alle 11:54

Luigino Bardini

"In fondo che cos'è la normalità?" Ottima domanda Emanuela.  E inoltre mi chiedo:"L'individuo è riuscito a esternare la propria parte "sana" o "malata"?  Ho lavorato con molti gruppi di attività espressive e persone "sanissime" riuscivano a tirare fuori visioni interiori che sembravano contenere segni particolari se non patologici. A volte inconsciamente, talvolta con intenzionalità. Forse l'approccio psicodinamico e relazionale permette di dare delle risposte più appropriate.   Luis

3
29 Gen 2008
alle 20:16

Salvo

Ciao Emanuela,

interessante provocazione il tuo articolo. Nell'era della lotta allo stigma stavo per cascarci ... ma per fortuna ho sbagliato il test ;-)

 Per quanto riguarda Van Gogh, le diagnosi dell'epoca lo davano epilettico, etilista e schizofrenico. Fu Jasper a criticare la diagnosi di schizofrenia; encomiabile la sua analisi dell'artista in un'epoca in cui non si pubblicizzavano gli stabilizzatori dell'umore come oggi dove si assiste a un epidemia di disturbi bipolari.

 

2
29 Gen 2008
alle 00:01

Emanuela Zerbinatti

No No. Ho controllato anche io perché sono i ricercatori ad attribuire i "periodi blu e rosa" a Van Gogh. In realtà questi periodi non sono così caratteristici come in Picasso, ma in occasione dei suoi viraggi di umore anche Van Gogh ha dipinto con diverse prevalenze di colore. Il periodo blu per esempio è quello di Arles in cui dipinge La notte stellata, un momento di grande sconforto in cui tra l'altro si stava sposando l'amato fratello Theo. Comunque grazie per la precisazione. Sicuramente se lo saranno chiesti in molti e forse avrei dovuto spiegarlo meglio, ma non volevo rovinarvi il gioco con troppe spiegazioni non necessarie, e poi Van Gogh ha una storia talmente affascinante per il rapporto tra salute e produzione artistica che ne riparlerò.

1
28 Gen 2008
alle 23:40

max

ciao l' articolo è molto interessante ma hai sbagliato il pittore quello con i periodi rosa e blu era PICASSO ciao

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento
Post in evidenza su Blogosfere