L'arte di curare e guarire
Salvo, in effetti è vero che per uno psichiatra non si sa se a questo test sia peggio rispondere correttamente o sbagliare. Proprio oggi ho letto un articolo di Andreoli su Virginia Wolf (altra bipolare) in cui scrive: "Non credo che la grande letteratura nasca nei pazzi solo se la follia da cui sono affetti permette fasi di guarigione. Il desiderio di legare la creatività alla normalità è un residuo di concezioni che la consideravano una catastrofe mentale, incapace di esprimere la grandezza dell'uomo, ma semmai soltanto la sua miseria" Il rischio contrario è quello che dici tu, di voler vedere nelle creatività per forza elementi patologici e stereotipati tanto da farci sopra una diagnosi. Credo, anzi, che ora avvenga più spesso questo. Secondo me è come per le diagnosi: non c'è mai un paziente che corrisponde perfettamente a una categoria diagnostica e così anche la creatività non prende sempre le stesse vie e le stesse modalità di espressione. E soprattutto bisogna ben guardarsi dal volerci vedere per forza, banalizzando, la normalità o la follia. Ci sono persone, artisti e non, che cambiano addirittura modalità artistica (pittura, musica, scrittura, ecc.) in base all’umore. Ce ne sono altre che in cui la produzione artistica è maggiore per qualità e quantità in una fase di malattia rispetto a quando stanno bene e persone che durante la malattia produco poco o nulla. Per non parlare dei temi o dei simboli usati. Quello che per alcuni è segno di patologia per altri è “normale” perché spiegabile con la sua storia personale, culturale, ecc. Impossibile quindi generalizzare troppo. E poi come giustamente dice Luigino bisogna chiedersi se “l’individuo è riuscito a esternare la propria parte "sana" o "malata". Io trovo che l’arte è una via espressiva stupefacente. Ti permette di dire e non dire. E questo, quando si ha “paura” di dire, può essere un ottimo punto di partenza per imparare a comunicare, a tirar fuori quello che fa troppo male per essere detto a parole. Ma può diventare un’esperienza frustrante quando non riesce “esattamente” a dire ciò che realmente si sente. Nel caso di un artista che fa arte perché gli piace è un conto, ma nel caso di una persona che nell’arte cerca un’isola di benessere può essere dura. E’ per questo che l’arteterapia dovrebbe sempre essere fatta da persone competenti e non da terapeuti improvvisati o da se stessi.
"In fondo che cos'è la normalità?" Ottima domanda Emanuela. E inoltre mi chiedo:"L'individuo è riuscito a esternare la propria parte "sana" o "malata"? Ho lavorato con molti gruppi di attività espressive e persone "sanissime" riuscivano a tirare fuori visioni interiori che sembravano contenere segni particolari se non patologici. A volte inconsciamente, talvolta con intenzionalità. Forse l'approccio psicodinamico e relazionale permette di dare delle risposte più appropriate. Luis
Ciao Emanuela,
interessante provocazione il tuo articolo. Nell'era della lotta allo stigma stavo per cascarci ... ma per fortuna ho sbagliato il test ;-)
Per quanto riguarda Van Gogh, le diagnosi dell'epoca lo davano epilettico, etilista e schizofrenico. Fu Jasper a criticare la diagnosi di schizofrenia; encomiabile la sua analisi dell'artista in un'epoca in cui non si pubblicizzavano gli stabilizzatori dell'umore come oggi dove si assiste a un epidemia di disturbi bipolari.
No No. Ho controllato anche io perché sono i ricercatori ad attribuire i "periodi blu e rosa" a Van Gogh. In realtà questi periodi non sono così caratteristici come in Picasso, ma in occasione dei suoi viraggi di umore anche Van Gogh ha dipinto con diverse prevalenze di colore. Il periodo blu per esempio è quello di Arles in cui dipinge La notte stellata, un momento di grande sconforto in cui tra l'altro si stava sposando l'amato fratello Theo. Comunque grazie per la precisazione. Sicuramente se lo saranno chiesti in molti e forse avrei dovuto spiegarlo meglio, ma non volevo rovinarvi il gioco con troppe spiegazioni non necessarie, e poi Van Gogh ha una storia talmente affascinante per il rapporto tra salute e produzione artistica che ne riparlerò.
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alle 19:53
Martine Della Croce
non acceto il fatto di cercare la psichiatria nell'arte, cercate piuttosto l'arte nelle persone ammalate di mente. Informatevi sull'arte irregolare, l'"art brut" il cui museo è a Lausanne.
Il malato mentale non diventa artista perchè segue l'arte terapia, ma è spesso un artista prima ancora di ammalarsi.