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Attacchi d’arte per superare lo Tsunami

Martedì 22 Gennaio 2008, 10:39 in Arteterapia di
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Armato di carta, matite, pennelli e tutti quei materiali che farebbero la gioia dei fan di Giovanni Muciaccia e del suo Art Attack l'esperto in arteterapia fa i bagagli per recarsi nelle zone più disparate del mondo colpite da un grosso trauma esistenziale collettivo come possono esserlo una guerra o un disastro ambientale. Ma cosa può fare l'arteterapeuta in questi luoghi dove sono saltati tutti i legami materiali e affettivi e dove ad essere messa in dubbio è la stessa sopravvivenza? Lo chiede anche Lynn Kapitan nell'ultimo editoriale di Arttherapy, ma al solo scopo di anticipare l'inevitabile domanda del lettore inesperto, perché l'arteterapeuta sa per esperienza diretta che l'arte è uno strumento potente per favorire il recupero da un trauma psichico. Non pensiate che creatività sia sinonimo di improvvisazione. Magari nell'immaginario collettivo l'arteterapeuta può essere visto come un "intrattenitore". Non un insegnante, ma nemmeno un professionista della salute. Nell'ambito dell'arteterapia sono stati invece sviluppati protocolli di intervento specifici per le varie situazioni cliniche che vengono costantemente aggiornati e rivisti sulla base dell'esperienza e del confronto internazionale. Lo prova la stessa esistenza di riviste come Arttherapy, che non hanno nulla di diverso dalle altre riviste mediche. Può capitare che alcuni arte terapeuti si sentano a loro volta soverchiati dal carico di dolore e sofferenza che si respirano letteralmente in questi luoghi, ma altri che si sono specializzati proprio per le situazioni di emergenza sanno quali problemi si possono incontrare e come si può superarli. Ed è per questo motivo che la rivista americana ha deciso di dedicare un numero speciale proprio all'uso dell'arteterapia nei disturbi da stress post-traumatico. Tra gli articoli proposti uno studio sull'effetto di un intervento basato sul disegno e la pittura nei bambini dello Sri Lanka sopravvissuti allo Tsunami del dicembre 2004, ma non solo. I traumi possono riguardare anche nuclei più ristretti di individui o singole persone e l'arteterapia funziona anche per loro. Vengono quindi proposti uno studio sugli adolescenti
Alcune persone, per fattori personali e ambientali, riescono a superare un trauma collettivo o individuale anche senza bisogno di aiuto. In altre invece uno stesso evento traumatico può scatenare una reazione emotiva che costringe a rimanere ancorati al ricordo dell'episodio attraverso la formazione di memorie intrusive che si fanno largo nella vita di tutti i giorni attraverso flashback e incubi notturni. Queste irruzioni del ricordo traumatico, oltre a suscitare ogni volta la stessa sofferenza già vissuta al momento del fatto, impediscono la partecipazione di chi ne soffre al vivere quotidiano fatto di attività scolastiche o lavorative, relazioni sociali e affettive, mantengono in un perenne stato di attivazione (arousal) che alla fine logora anche il fisico. La persona traumatizzata si isola progressivamente e nel tentativo di difendersi dalle emozioni negative diventa apatica e insofferente al mondo esterno/interno. L'esperienza traumatica è al centro dei pensieri, continuamente rivissuta con la stessa intensità della prima volta, ma mai veramente rielaborata perché troppo dolorosa. L'arte in questo senso favorisce i processi che ripristinano il senso di sicurezza che è andato perduto nel trauma, aiuta a "visualizzare" con il necessario distacco emotivo il ricordo, e infine a esprimere quello che a parole non si riesce più. Da qui sarà poi possibile il vero lavoro di rielaborazione e di reintegro dell'evento nella propria storia. Ecco perché l'arteterapia si associa sempre ad altri tipi intervento psicologico messi in atto dallo stesso arteteraputa, o da esperti specificamente formati.
La chiave quindi è l'effetto dell'arte nel rimuove il blocco che costringe nel circolo vizioso del dolore senza soluzione e senza parole. L'arte in fondo parla un linguaggio più universale e l'arteterapeuta che parte volontario in un contesto di aiuti umanitari trova forse meno difficoltà ad entrare nello specifico culturale del luogo di destinazione come ha magistralmente raccontato Rebelkah L. Chilcote, dell'Ursuline College di Pepper Pike nell'articolo sul suo lavoro con i bambini dello Sri Lanka.
con varie esperienze traumatiche e uno sui bambini che hanno subito abusi sessuali.

Fonti: Mobilizing compassion to counteract denial and despair

Art therapy with child Tsunami survivors in Sri Lanka

Art therapy for adolescent with PTSD  

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2 commenti
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24 Gen 2008
alle 20:05

Luigino Bardini

Chiedo scusa, ho riletto ciò che ho scritto e ho trovato un errore.  L'autrice è Edith Kramer ed è stata anche una delle mie docenti di Arteterapia. Un personaggio veramente coinvolgente e travolgente.  Allieva di Friedl Dicker-Brandeis che lavorò con i bambini dei profughi della Germania nazista. Rimase in Cecoslovacchia anche dopo l'occupazione nazista, confinata a Terezin, continuò la sua attività di arteterapia con i bambini. "La loro produzione artistica, scampata alla seconda guerra mondiale e largamente esposta in Europa, documenta il potere dell'arte nel preservare e favorire la capacità di sviluppo ed espressione dei bambini in condizioni di durissime avversità". Ho trovato vicinissima questa esperienza a quella citata nell'articolo di Emanuela Zerbinatti.

Luigino Bardini 

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22 Gen 2008
alle 22:59

Luigino Bardini

Grazie Emanuela. L'articolo è affascinante e per chi opera in contesti talvolta "estremi" si può riconoscere anche se opera in Italia. Mi permetto di suggerire un libro sull'Arteterapia, forse si può trovare ancora in qualche biblioteca. Il titolo è: "Arte come terapia nell'infanzia" scritto da Edith Framer, editore La Nuova Italia.  Buona serata a tutti.

                    Luigino Bardini
 

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